La terra dei cachi
Operare in un sistema che obbiettivamente non funziona limita moltissimo le possibilità di azione e di fatto limita le possibilità di crescita individuale e conseguentemente quelle dell’intero sistema. Un tizio vuole ricorrere contro una sanzione amministrativa che gli è stata inflitta e che è molto probabilmente illeggittima. Vuole ricorrere, ma la competenza è a Genova e lui è lontano. Nell’anno di grazia MMVI il ricorso richiede per forza in calce un mandato autografo originale. Il fax, l’e-mail, la firma digitale non esistono, esiste solo un farraginoso sistema di autentiche incrociate per i fax, che implica la nomina di due avvocati, e comunque l’esistenza di un pezzo di carta. Il mandato spedito per posta mercoledì lo sto ancora aspettando e lunedì spira il termine per il ricorso. Eppure nell’anno di grazia MMVI ne esistono di mezzi per trasmettere con sufficiente grado di attendibilità la propria volontà. Mi torna in mente la lucidissima lezione di Gianni Marongiu, secondo cui riformare un sistema che non funziona non lo fa funzionare, perchè le riforme hanno successo solo se si inseriscono in sistemi già funzionanti: “se la vostra macchina ha il motore imballato, è inutile cambiare le ruote, rinnovare l’assicurazione o fare benzina, cambiare la marcia o tirare il freno a mano. Se prima non riuscite a far girare bene il motore, quella è una macchina da cui non resta che scendere”.
