Odissea nell’ospizio

Chissà come sarebbe venuta l’Odissea a Omero se avesse potuto fare esperienza delle nostre ferrovie. C’era una volta la coincidenza. Si basava sull’idea di rete, per cui non potendo creare una relazione specifica tra ciascun nodo, si costruivano individuando grandi direttrici e punti di scambio. Funzionava. Con poche e precise regole. Uno: quando tra l’orario di arrivo di un treno e quello di partenza di un altro ci sono più di cinque minuti, allora è coincidenza. Due: se un treno è in ritardo, la coincidenza aspetta. Ieri dovevo andare a Brescia. Sulla base del concetto prima espresso il viaggio si fa andando a Milano e cambiando per Brescia. Quindici minuti tra i due treni. Ma il treno per Milano, che viene formato a Genova e parte in perfetto orario, ha già venti minuti di ritardo a Voghera. Impossibile recuperare perchè (mi dicono) è vietato (il macchinista ha direttive precise). Una giovanissima ferroviera (non sono tenuta a farlo, precisa), chiama la centrale chiedendo che la coincidenza venga fatta aspettare. Picche. La coincidenza non esiste più. Esistono i manager, che hanno introdotto l’innovativo concetto di “treno dopo” (dopo un’ora). Ecco perchè le ferrovie vanno a scatafascio, perchè non le fanno funzionare più i ferrovieri, ma i manager.

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