Storie

Corto Maltese osservava che ciascuno di noi ha un libro da scrivere: io ne ho più di uno, libri di diritto, libri di vita vissuta, libri di denuncia. Fortunatamente non ho in serbo il grande romanzo di ottocento pagine che l’umanità sta aspettando. Uno di questi, che ovviamente non è mai stato scritto perchè son troppo preso da altre cure, è la narrazione di alcune storie che hanno lambito la mia scrivania in questi anni. Esse mi hanno insegnato una delle cose più umane della mia professione, e cioè che prima di giudicare certe situazioni, bisognerebbe trovarcisi. Umberto Eco insegna che sono tre momenti diversi spiegare, capire e giustificare un fatto. Un delitto si può spiegare: ha delle cause. A volte lo si può anche capire (cosa avrei fatto io in tal frangente?), anche se non lo si può mai giustificare (cioè dire che è ben fatto). Vale l’incipit della bellissima orazione di Lisia (un collega di tempo fa) “per l’uccisione di Eratostene”: vorrei, giudici, che giudichiate questo caso come giudichereste voi stessi se vi foste trovati nella medesima situazione”.

Vorrei pian pianino iniziare a raccontare queste storie per mezzo di post su questo blog, e vorre iniziare con

Storia di L.

L. è una giovane donna, laureata in giurisprudenza, che dopo avere lavorato per qualche anno in una azienda, viene nel mio studio per la pratica forense. Ha passione e competenza, e si fa un mazzo fotonico per imparare ogni aspetto della professione. Vuole crescere, vuole i suoi clienti, quindi si iscrive alle difese di ufficio e poi chiede di essere ammessa al patrocinio davanti alle (ex) preture. Lo ottiene e lavora: i clienti di ufficio la confermano di fiducia, e, quando ci ricascano, tornano.

Cominciano però i guai: non supera gli scritti dell’esame di abilitazione, non si da per vinta, aspetta la tornata successiva (cosa siano gli esami di abiltazione ve lo ho detto qui) e nel frattempo continua a lavorare. Un bel giorno si accorge che stanno per toglierle la abilitazione alle difese pretorili. Chiede spiegazioni e le dicono che quella abilitazione dura solo sei anni (vero) che decorrono da una sua vecchia iscrizione alla pratica del 1999, fatta prima di andare a lavorare fuori, mai coltivata ed infine dimenticata.

Ancora una volta non si da per vinta e scrive all’Ordine chiedendo che calcolino i sei anni dalla seconda iscrizione (quella vera) e non dalla precedente. L’Ordine chiede un parere al Consiglio Nazionale, che risponde, dando solo parzialmente ragione a L., cosicchè le dicono che – pazienza – verrà cancellata.

L. riesce ad ottenere pochi giorni di tempo per presentare uno scritto, cosa che fa, sostenendo ancora che tutto quello che dicono è giusto, ma non è giusto calcolare la data di decorrenza da una precedente iscrizione, mai tenuta in alcun conto per altri fini. Oggi pomeriggio decideranno il suo destino.

Io non so come andrà a finire, e se finirà male, una persona volenterosa verrà costretta a fermarsi, proprio mentre stava per iniziare a vedere una crescita professionale. Vorrei solo dirle che – secondo me – si è difesa da vera professionista e, comunque vada, ha vinto.

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