La legge prevede che il giudice, come pena accessoria a seguito di determinate condanne, possa (e talvolta debba) ordinare la pubblicazione della sentenza per estratto su uno o più quotidiani. Qualche giorno fa compare sul quotidiano cittadino uno di questi estratti, per un marocchino condannato per ricettazione e falso (probabilmente vendeva qualche oggetto con griffe falsa). Il bello è che la sentenza era del 1997. Avranno appellato, dico. Esatto, ma la sentenza definitiva era del 2002. Riflessioni pratiche: ci vogliono cinque anni per fare una cosa del genere? Perchè non esiste un meccanismo che consente di lasciare perdere quando è passato tanto tempo, e ormai non credo interessi più a nessuno sapere di quella condanna?
Entries from May 2007 ↓
Senza fretta
May 23rd, 2007 — Uncategorized
Posti tranquilli
May 22nd, 2007 — Uncategorized
Qualche giorno fa, sul quotidiano cittadino, in prima pagina della sezione locale, un servizio a tutta pagina, con ampia documentazione fotografica, sul delicato tema delle ragazze che chiedono di rifarsi il seno come regalo per il diciottesimo compleanno. All’interno altro servizio a tutta pagina sulla scottante vicenda di un noto (e simpaticissimo, lo conosco di persona) maresciallo dell’Arma che si è congedato per andare a fare un altro mestiere. Direi che adesso è chiaro a tutti che nella mia città non succede mai un cazz*.
Single
May 21st, 2007 — Uncategorized
Si cerca di rendere meno amare certe condizioni chiamandole con nomi meno brutali. Essere scapolo o zitella evoca una realtà di solitudine e squallore: meglio dire “single” che invece evoca una prospettiva di libertà volontariamente perseguita (infatti ogni tanto fa capolino la triste categoria dei “singles non per scelta”). Si ripropone insomma la tragica dicotomia di Perpetua, rimasta sola per avere rifiutato tutti i pretendenti che le si erano proposti (come diceva lei) ovvero per non avere mai trovato un cane che la volesse (come dicevano le sue amiche). Quando mi chiedono se sono “single”, io rispondo “yes, single like a dog (solo come un cane)”.
Il conto della serva
May 20th, 2007 — Uncategorized
Nella mia bella città qualcuno insinua e continua ad insinuare che il piano dei posteggi sia stato introdotto allo scopo di ricavare quanto necessario a colmare la voragine dei conti della azienda di trasporto locale. Parlando di ciò non posso essere così scorretto da omettere che, almeno per quanto mi riguarda, non ho la benchè minima prova che ciò sia vero, ed infatti parlo di insinuazioni. Ieri però osservavo come in altre città parcheggiare costi molto meno che qui. Immagino che il costo orario del posteggio venga individuato avendo presente i costi della gestione e la necessità di un più o meno grande margine. Ammettendo che i costi di gestione siano più o meno gli stessi ovunque, ciò vuol dire che nella mia città il costo dei posteggi sia determinato dalla presenza di un margine maggiore rispetto che altrove. In effetti viene voglia di chiedersi a cosa servano questi soldi in più.
Anno Domini
May 19th, 2007 — Uncategorized
Anno Domini MMVII: stamattina mi sono alzato presto, sono salito in macchina, ho guidato da Genova a Savona, quindi ho inquinato, speso, faticato. Sono asceso alla Procura della Repubblica, ho fatto una domanda, un impiegato ha consultato un database e mi ha dato la risposta che cercavo. Sono tornato in macchina e rientrato a Genova, faticando, spendendo, inquinando. Un’oretta di viaggio per trenta secondi di lavoro. Si trattava solo di consultare un database per avere una notizia a cui io potevo avere accesso. Mi chiedo perchè simili cose non si possano fare, A.D. MMVII, per telefono, per mail, oppure on-line, consultando io direttamente quel malefico ed indispensabile database, ovviamente dopo esseremi autenticato, cosa che si può fare con un certezza abbastanza ragionevole, almeno pari a quella “de visu”, visto che l’impiegato non mi conosceva, nè mi ha chiesto chi fossi, ma semplicemente si è fidato, perchè ero li, sapevo dove andare, cosa chiedere e avevo un fascicolo in mano con dentro atti che riguardavano la persona di cui chiedevo notizie.
Parere tecnico
May 17th, 2007 — Uncategorized
Parola di penalista: ho motivo di temere che la vera emergenza criminosa di domani possa essere rappresentata dai delitti colposi. Degli operai stanno ristrutturando una villa. Poggiano a un muro un pesante cancello senza curarsi di metterlo in sicurezza, non pensano che potrebbe cadere, che qualcuno potrebbe appoggiarsi, che andrebbe almeno segnalato il pericolo e, finito il turno, se ne vanno. Una bambina si appoggia al cancello, che si abbatte e la schiaccia.
Vedendo fatti come questo, come quello dell’ospedale che gassava i pazienti, vedendo le morti sul lavoro o sulla strada, vedendo quello che capita, noto che sta scendendo paurosamente il livello di attenzione e di accuratezza in quello che si fa. Oggi tutti agiscono distrattamente e in maniera approssimativa, non dico fregandosene, ma nemmeno rendendosi conto delle conseguenze delle propria leggerezza. Ciò è molto pericoloso.
In dottrina si distingue tra colpa cosciente e colpa incosciente: nel primo caso ci si è rappresentati le conseguenze della propria azione, confidando che non si sarebbero verificate (vado a gran velocità in macchina, potrei cagionare un incidente, ma io sono un drago al volante e non succederà) nel secondo caso non mi sono rappresentato dette conseguenze.
La prima ipotesi è più grave: infatti il codice penale stabilisce che aggrava la pena nei delitti colposi l’avere agito nonostante la previsione dell’evento. Il mio maestro di diritto penale si chiedeva se fosse una impostazione corretta, perchè in realtà ben più grave appare la negligenza o l’imperizia di chi certe conseguenze nemmeno se le è rappresentate.
Chi la dura la vince
May 16th, 2007 — Uncategorized
Ho raccontato qui la storia di L. C’è voluto un bel po’ di tempo, ma alla fine l’ha spuntata. Beh, sono contento per lei, ed aggiungo, non è stato premiato solo il fatto che si è comportata da vera professionista, spiegando con calma e fermezza la propria ragione a tutti quelli che potevano intenderla. E’ stato premiato anche il fatto che ha saputo insistere per ottenere quello che le premeva. Chi la dura la vince.
Ruvide carezze
May 15th, 2007 — Uncategorized
Ieri un quotidiano cittadino titolava che un noto capo talebano era rimasto ucciso in uno scontro con la forza di pace della NATO. Però! Bellicosa questa forza di pace! Ed anche piuttosto bene armata, per essere una forza di pace. Forse li maldispone il fatto che sono una forza di pace ma partono con bombe e carrarmati. Del resto è un po’ schizofrenico anche questo nome, perchè il termine “forza” fa pure in italiano un po’ a pugni con il termine “pace”.
Il solito inganno delle parole: prendi un esercito, chiamalo forza di pace e i pacifisti sono contenti.
Talvolta le guerre sono dolorose necessità, e proprio per questo bisogna chiamarle con il loro nome, perchè sia chiaro il loro orrore e non le si prenda alla leggera, evitando almeno quelle inutili. In fondo capisco che se insistiamo a chiamarle operazioni di pace si continui ad andarci a cuor leggero.
L’ultimo spettatore
May 14th, 2007 — Uncategorized
Ho visto al cinema “L’ultimo inquisitore”. Forse condizionato dal fatto che eravamo quattro spettatori in sala, il film non mi è piaciuto. Senza infamia e senza lode: la figura di Goya puramente accidentale, poteva essere anche qualunque altra persona. La figura dell’inquisitore tale da non riuscire a suscitare nè sdegno nè simpatia. La storia tragica, triste e senza possibilità di redenzione per nessuno (toglietemi tutto ma non il fine catartico). Soprattutto non riesce a tratteggiare se non in maniera pallidissima che cosa potè essere l’inquisizione spagnola e come furono gli ultimi tempi di quella tragica istituzione. Due cose vengono rese in modo molto plastico, però: la confusione dei rivolgimenti in Europa a cavallo della rivoluzione francese e come sia vero che la massima perversione del sistema inquisitorio sia l’inquisitore inquisito. Andateci, ma solo se proprio non avete alternativa.
Pure permalosi
May 13th, 2007 — Uncategorized
Leggo che la Autority italiana per i nomi a dominio (d’ora innanzi NIC) ha replicato piuttosto piccata a critiche mossele da una associazione di fornitori di connettività. A me pare che la situazione non sia così rosea come dicono. Ho riferito la mia storia in così tanti post su questo blog che non ho nemmeno voglia di linkarli tutti. Merita però di essere riassunta.
Un giorno richiedo un dominio .it al provider di cui sono già cliente. Compio con ciò un passo falso fondamentale, perchè di detto provider sono cliente privato, mentre il dominio mi serve per la mia attività professionale. Ma questo lo scoprirò solo alla fine.
Per mandare a buon fine la registrazione devo mandare al NIC la lettera di assunzione responsabilità. Iniziano i dolori: va inviata via fax e non si capisce perchè con una autorità che si occupa di internet non si possa dialogare in rete. Fascino della carta.
Scarico il modello e compio il secondo errore: lo adatto perchè il testo corrisponda perfettamente alla verità. Richiesta respinta: la lettera non reca indicazione della versione (la hanno predisposta loro, pensavo la riconoscessero). Rifaccio tutto. Richiesta respinta: non ho indicato il legale rappresentante che mi deve delegare alla richiesta. Hanno ragione, ma io sono io, e non ho legali rappresentanti. Tuttavia colgo la sfumatura e rifaccio tutto utilizzando il loro compilatore automatico. Esce un esilarante documento ove si dice che mi sono delegato da solo quale rappresentante di me stesso. Richiesta respinta. Fax illeggibile. Glielo rimando. Richiesta respinta: ho mandato una lettera per persone giuridiche ma il provider dice che sono una persona fisica.
La contraddizione è senza via di uscita, ma purtroppo è un problema loro. Il fatto è che esistono solo due versioni della LAR, una per persone fisiche e una per persone giuridiche (e abbiamo visto che guai a cambiare una virgola), e due diverse tipologie di registrazione, una per privati e una per imprenditori o professionisti (per capirci, le partite IVA). I due gruppi non coincidono ma il NIC non lo sa. Io sono un professionista, quindi devo mandare la LAR per partite IVA, ma non sono una persona giuridica, bensì una persona fisica, non posso spiegare questa situazione, quindi non se ne esce.
Trascorse parecchie settimane dalla richiesta in cinque minuti netti ho ottenuto il mio dot com.
Ciò che vorrei dire, sperando di contribuire al miglioramento, è che il problema non è se alle quattro stanno trattando le richieste delle tre, ma che le LAR vengono trattate in modo formale, direi senza leggerle, perchè in tal caso si sarebbe capito cosa stavo cercando di dire. La via è privilegiare il contenuto del documento rispetto alla sua forma.
Il pretore romano formalizzava i processi in una formula, adattando l’unico modello che aveva a quanto le parti gli avevano detto in giudizio. Lo faceva il pretore romano duemila anni fa, non lo sa fare il NIC oggi.
