Storia di E.R.

E.R. ha vent’anni, è nigeriana, ha una bambina in braccio, nessun permesso di soggiorno, un provvedimento di espulsione e una condanna a morte nel suo paese. La Nigeria è uno stato federale, e taluni degli stati federati sono repubbliche islamiche, in cui vige la sharia. Lei viene da uno di questi, ha avuto una bambina fuori dal matrimonio e per questo è stata condannata alla lapidazione. E’ fuggita, e dopo un viaggio avventuroso è arrivata in Italia. Adesso però è stata espulsa ed è nel mio studio, chiedendomi di impugnare il provvedimento. E’ molto spaventata, perchè ha paura di essere rimpatriata e consegnata al boia. Naturalmente non può fornirmi nulla a sostegno di quanto mi dice. Diamine, dico, siamo la culla del diritto, voglio vedere quale giudice se la sentirebbe di espellerla, e così, senza nessun documento, propongo il ricorso, ricordando che l’Italia non consegna nessuno al carnefice. Fortunatamente all’epoca la competenza per i ricorsi contro le espulsioni era ancora del Tribunale, viene fissata l’udienza a tempo di record e arriviamo alla discussione.

Nonostante la gravità della situazione, la Questura si oppone in modo assolutamente burocratico, dicendo che la ragazza poteva chiedere asilo, ma non l’ha fatto, e che doveva compilare il loro modulo plurilingue. Non si rendono conto della situazione neppure quando il giudice fa notare loro che stiamo parlando di una condanna a morte, davanti alla quale il loro modulo plurilingue (testualmente) “perde leggermente di pregio”. Il Giudice dispone un rinvio, sospendendo il provvedimento di espulsione, e la ragazza, tra una udienza e l’altra riesce a portarmi una copia del giornale che dava la notizia della sua condanna, con la sua foto, uguale a quella del suo passaporto. Non è tantissimo ma almeno è qualcosa, ed il Giudice, tra le lamentele della Questura, annulla l’espulsione.

Umanamente credo che la avrebbe annullata comunque, se è vero che, piaccia o no alla Questura, i Giudici sono, come scrive Franco Cordero, “maledetti guastafeste, che dispongono di organi pensanti e covano un tumore chiamato coscienza”.

Comments 3

  • Quel che mi chiedo è perché la discrezionalità amministrativa non venga mai esercitata. Nessuno impediva alla questura di aiutare la fanciulla a compilare il modulo. E nessuno impediva alla questura di concludere rimettendosi al giudice o semplicemente non costituirsi. E, ancor meno, nessuno impediva alla questura di fare una richiestina all’ambasciata Nigeriana per sapere se effettivamente sul capo della ragazza pendeva una condanna capitale. Anzi, a dirla tutta, la questura doveva fare una cosa del genere. Mah…. comunque, bel colpo (certo che quel comunista di un giudice che non capisce il valore di un modulo plurilingue mica va tanto bene…)

  • Inutile sperarci, la loro linea era: …se dovessimo tenerci tutti quelli che dicono di essere condannati a morte…Sarà che gli ho rovinato le statistiche.

  • Non sapevo ti occupassi di casi come questo.
    Revoco ufficialmente l’esclamazione di cui sotto! :p

    (sabato ti ho scritto un commento lunghissimo, ma evidentemente ero troppo ubriaca per cliccare sul tasto Submit Comment…)

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