Il peso delle parole

E’ noto il mio interesse per l’uso che si fa delle parole, in quanto io credo che le parole non si limitino a descrivere la realtà, ma quantomeno concorrano a formarla. Esistono cose chiamate “Centri di permanenza temporanea”, e sono quelle strutture in cui vengono fatti temporaneamente permanere gli extracomunitari in attesa di espulsione. Il termine tecnico sarebbe “trattenuti” che è già di per sè una vera poesia, sembra quasi che si tratti delle blande insistenze con cui un amico non ti lascia andare via (..dai, resta ancora un poco…). In realtà i luoghi in cui vengono coattivamente concentrate persone in attesa di essere smistate verso altre destinazioni, in italiano hanno un nome preciso: campi di concentramento. Ma basta prendere un campo di concentramento, dargli un nome meno aggressivo, ed oplà, eccolo trasformato in una cosa buona e giusta.

Il bello è che io ne ho visitati un paio di questi centri, e del campo di concentramento hanno l’aspetto esteriore: alte recinzioni, ronde di sentinelle, torrette e dormitori lunghi e bassi. Ma è questione di accezione del termine. Gli amici degli animali pestano solo deiezioni canine. Gli altri, cacche di cane.

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