Semper idem

Il grande merito che credo debba essere riconosciuto alla cultura “classica”, quella cosiddetta “umanistica”, è quello di avere cercato di comprendere l’uomo, e di esserci riuscita meglio di altri approcci, connotati da impostazioni finalistiche, specialmente di tipo religioso.  In Iran pare che per la prima volta folle di giovani inferociti si scaglino contro i loro governanti chiedendone la testa. Questioni delicate di diritti umani? Istanze di ampio respiro etico – filosofico? Macchè: gli hanno razionato la benzina. Ecco: l’uomo è sempre uguale in qualsiasi cultura, luogo tempo e religione. Tutto sopporta, purchè non gli si tocchi la macchina.

Forse per comprendere l’uomo anche in una prospettiva finalistica occorrono menti raffinatissime, e che io sappia uno che c’è riuscito è San Tommaso d’Aquino: egli sosteneva (ripreso da Jacques Maritain) che l’uomo nasce ordinato a Dio, alla propria felicità e all’ordine cosmico. Esso, in quanto ordinato a Dio e alla propria felicità è persona, in quanto all’ordine cosmico è individuo. Ma ogni uomo è più e prima individuo che persona. Ha cioè delle necessità primordiali che non possono essere tralasciate, ed è inutile cercare di trattare argomenti elevati con uno che ha fame. Ecco mi sembra una descrizione calzante dell’animo umano.

(Perdono a tutti e a tutti chiedo perdono: scrivo ‘ste cose di getto, sull’onda di un’idea, se trovate errori segnalateli, pliz!)

Comments 1

  • Ahm… elevatissimo discorso, difficile da commentare.
    Però, forse, una piccola osservazione si può fare.
    L’uomo è una faccenda complessissima e cioé è una faccenda composta da innuemrevoli elementi e tenerli tutti in mano contemporanaemente pare essere impossibile.
    Allora, molti cercano di semplificare per poter almeno fare un discorso.
    E fin qui tutto bene. I problemi nascono quando ci si dimentica che ogni discorso sulla “natura umana” è sempre e comunque una brutalissima semplificazione. Sicché, detto che l’uomo è (aggiungici qualsivoglia predicato), ogni passaggio ulteriore aumenterà l’imprecisione delle affermazioni. Insomma, per dirla con Leibnitz… cave consequentiaribus!

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