Tuba mirum

Non c’è contemplazione della morte che non sia contemplazione della propria morte. Questa può essere una valida chiave di lettura delle musiche composte per essere destinate all’officio funebre. Così il Requiem Tedesco di Brahms mi pare procedere dal punto di vista del composto dolore di amici e conoscenti (ancor di più l’Actus Tragicus di Bach), la Messa da Requiem di Verdi dal punto di vista dei parenti che si disperano e strappano i capelli, il Requiem di Mozart, inequivocabilmente, dal punto di vista del morto.

Apprezzo così tanto Buscaroli che patisco a non uniformarmi a lui che la sa tanto più lunga di me, ma a me il Requiem di Mozart piace. Solo mi sgomenta un po’ l’esigua trombetta del Tuba Mirum. Se dobbiamo figurarci le trombe del giudizio, sicuramente saranno quelle di Verdi. Ho un’unica spiegazione, che è il testo “tuba mirum spargens sonum/per sepulchra regionum“. La tromba suona su una distesa di tombe e forse era questa l’immagine di desolazione che Mozart aveva in mente. Le trombe di Verdi, invece, gelano il sangue a un mondo di vivi.

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