Il nascondiglio del regista
Sono andato a vedere il Nascondiglio. Sarà che il cinema non è proprio la mia passione, ma di questi tempi trovare un film che mi piaccia davvero è un’impresa. La storia è intrigante, ma alla fine molto esile, nel senso che l’idea poteva avere sviluppi narrativi molto ampi e sorprendenti, che però alla fine non ha, e non si capisce perchè. L’impressione è quella di un tentativo di cimentarsi con il noir non del tutto riuscito. C’è l’indagine, ma è troppo semplice, ci sono i momenti di paura, ma troppo di maniera, c’è il contesto, ma troppo ritagliato alla bisogna, soprattutto c’è una certa voglia di imitare i film ‘mericani. Non è il solito Pupi Avati, insomma. Spero solo che il film non sia un flop da costringerlo ad andare a nascondersi a sua volta.
Pane, amore e…
(Sanità?)
Ma allora è un vizio
Avevo paventato che diventasse un’abitudine. Sta diventando un vizio. Speriamo non diventi una moda.
Ora, potrebbe essere un’occasione per ironizzare sul perchè laggiù se la prendano tanto proprio con gli avvocati e, faccio per dire, non con gli architetti. Ma in realtà credo che sia giusto invece riflettere su come gli avvocati talvolta siano proprio quelli che si alzano per insistere che i diritti vengano rispettati. E che spesso siano i soli a farlo. E’ ovvio quindi che, se vuoi togliere quei diritti, proprio gli avvocati ti diano un fastidio maledetto. Paradossalmente che in quel paese gli avvocati si oppongano al punto da farsi picchiare è indice di una società sana, poco incline a subire dittature.
Io mi sento un po’ come loro e proprio per questo mi prendo la mia dose quotidiana di manganellate (figurate) da parte di quei poteri che si irritano se, quando vogliono fare quello che gli pare, un tizio maledetto vestito di scuro e con una cartella di pelle gli fa notare garbatamente che non possono.
Solidarietà per i colleghi pakistani.
Vatti a fidare
Ieri in un corridoio del Tribunale, poso le mie masserizie su un tavolo, scrivo un appunto sull’agenda, raccatto tutto e riparto. Giro l’angolo e mi accorgo di avere perso la penna. L’avrò lasciata sul tavolo. Torno indietro. Non c’è. Chiedo a un collega che è seduto li: “scusa, hai mica visto una penna?” e lui: “è questa?” (tirando fuori la MIA penna dal SUO taschino).
Figli e figliastri
In una scuola cittadina è stata istituita una sezione cui destinare tutti i ripetenti. Apriti cielo. Canea ed ispezione. Si è arrivati a parlare di ghettizzazione. Tempo fa la nostra Corte suprema ha istituito una sezione cui destinare tutti i ricorsi inammissibili. ZAC! Finisci in quella sezione, e già sai che non hai speranze: ci sei finito apposta. Non ho sentito nemmeno un lamentino, ma solo plauso per l’ottima iniziativa organizzativa. Si fa figli e figliastri anche tra quelli che fanno figli e figliastri?
Andare a quel paese
Leggo che una numerosa comunità straniera chiede un luogo in città in cui poter fare baldoria, in quanto, dicono, il loro stile di vita è diverso dal nostro. In effetti non occorre molto sforzo, perchè un posto dove fare liberamente baldoria, coltivando indisturbati i loro usi e costumi, già ce l’hanno: il loro paese.
Adesso vedo chiaro…
Sapevo da parecchio (almeno da quando mi sono convertito ai suoi prodotti) che Apple aveva una marcia in più. Non avevo mai capito fino in fondo in cosa consistesse. Adesso inizio a capire. E’ da venerdì scorso che ogni tanto ci fermiamo come degli scemi a contemplare la Time Machine del nuovo sistema operativo Leopard. Una forse anche banale utility di backup incrementale periodico automatico, molto ben strutturata, ma la cui interfaccia è diabolicamente studiata per suggerire l’idea che serva a riportare il computer indietro nel tempo. E ci riesce. E’ qualcosa di simile ai vecchi punti di ripristino di windows, ma non è ad essi nemmeno lontanamente assimilabile perchè questa, in più, ha fascino da vendere.

