Cosa può succedere

Tizio qualche anno fa in vacanza si trova a passare per una remota città polacca al confine con le repubbliche baltiche e ha un banalissimo incidente stradale in cui però un tale riporta lesioni, giudicate guaribili in giorni sette salvo complicazioni. Un paio di anni dopo riceve una convocazione dalla polizia polacca, che vuole sentirlo in quanto è stato denunciato per lesioni colpose. Il nostro non può andare in Polonia per rispondere all’interrogatorio, ma comunque si attiva: si assicura che il danno sia stato risarcito dall’assicurazione e scrive alla polizia polacca che è disponibile a rispondere, ma non potendo spostarsi così tanto, se magari chiedono la rogatoria internazionale. Nessuna notizia finchè due giorni fa la (allibita) squadra mobile non lo arresta in esecuzione di un mandato di cattura europeo partito dalla polonia.

Già qui la cosa è incredibile, ed induce cupe riflessioni sui rischi di questo strumento, da qualcuno decantato come un efficace mezzo di lotta alla criminalità, ma che il ministro dell’epoca aveva avversato e per questo si gli avevano detto di tutto. Forse aveva ragione. Penso a quando la Turchia sarà (per esempio) nell’UE.

Pazienza: registrato che ciascun cittadino può finire in prigione senza passare dal via, a semplice richiesta di una autorità estera (che risponde a Dio sa quali norme), ci attiviamo e si riesce ad ottenere per la mattina dopo l’udienza di convalida.

Il Presidente della Corte rileva che l’arresto non poteva avvenire per quel tipo di reato e ordina l’immediata scarcerazione del malcapitato. Qui non mi interessa svolgere le delicate argomentazioni giuridiche che coinvolge questa faccenda. Mi preme solo raccontare quello che ho visto dopo.

Ho visto che un cittadino di cui il presidente della Corte di Appello ha appena ordinato la “immediata scarcerazione” viene riportato nelle celle del Tribunale, e li lasciato tutta la mattina finchè la scorta non torna in carcere; ho visto che l'”immediatamente libero” per tornare in carcere viene ammanettato, hai visto mai scappasse.

Ho visto che viene riportato in cella, perchè le scacerazioni vengono fatte solo dalle 17 alle 19. Ho visto che in carcere, pur sapendo benissimo che doveva essere liberato, non lo liberano perchè non trovavano il fax con l’ordine di scarcerazione. Ho visto che pur sapendo che doveva essere liberato, in carcere non si sono curati di vedere perchè non arrivasse l’ordine di scarcerazione fino alle  19.01. Ho visto che il PM di turno, interpellato, ha semplicemente detto che la cosa non era affar suo. Ho visto che se un collega non fosse andato alle sei di sera a schiodare da casa il cancelliere della Corte perchè rimandasse il fax (che giurava di avere mandato ed in effetti aveva la ricevuta) quell’uomo si sarebbe fatto una altra notte in carcere. Ho visto che il fax della Corte è un apparecchio vecchio e malmesso, le cui ricevute sono illeggibili, quindi non sapremo mai se il fax mandato sia davvero arrivato.

Ho sentito – una volta finalmente uscito – che per rendergli meno penosa la vita in carcere, gli avevano dato una coperta nuova, diversa da quelle molto lise che avevano gli altri detenuti. Mi dispiace, ma un luogo in cui la differenza nella qualità della vita si misura con una coperta nuova, mi ricorda Primo Levi.

Comments 4

  • Vabbè, non ci guadagnerà molto, ma qui c’é una certa puzzetta di 607 c.p. (lo sai meglio di me…). Magari lo denunci in Polonia, così vai via più spiccio.

  • scriveva kafka di un processo, tu di un mandato di cattura europeo. il problema è che quando non è sufficientemente paradossale la spinta esterna della situazione, diciamo così, ci organizziamo con la nostra cara, vecchia e fidata burocrazia.

  • da noi a Napoli (ma dappertutto) è “prassi” il rientro in carcere dopo la disposta revoca della misura in udienza: formalità burocratiche da concludere ecc. Quel che ha dell’incredibile è che il detenuto in carcere che ha ottenuto la modifica della misura in quella degli arresti domiciliari rischia (se disposto il trasferimento con scorta) di restare in carcere anche fino a tre giorni dopo la decisione: le scorte sono troppo impegnate! Tanto che la battaglia s’è spostata sul riuscire ad ottenere gli arresti domiciliari “senza scorta”!

  • Anche l’opposto non suona bene:

    http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/cronaca/liberi-due-killer/accertamenti-alfano/accertamenti-alfano.html

    “Condannati in primo grado il 5 novembre 2006 dal Gup di Reggio Calabria Concettina Garreffa, i due condannati hanno riconquistato la libertà in virtù del ritardo con cui il magistrato ha depositato le motivazioni della sentenza (di condanna a 12 anni e sei mesi per il tentato omicidio di un ispettore di polizia), fuori dai tempi utili per avviare l’eventuale processo d’Appello.”

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