Entries from January 2008 ↓
January 23rd, 2008 — Uncategorized
Il film, intendo. Nella Cina occupata dai giapponesi, un manipolo di dilettanti allo sbaraglio cerca di organizzare un attentato alla vita di un pezzo grosso del governo collaborazionista. Allo scopo riescono ad infiltrare una di loro nel suo letto, solo che la giovane ci prende gusto, e giunti al momento clou, quando sta per scattare la trappola, lo avverte e lo salva. Non ho capito se c’entrasse il fatto che lui le aveva appena regalato un diamante da dieci carati. Finiscono tutti, lei compresa, con un colpo alla nuca. Si intravvede che anche lui, essendoci cascato, finirà male comunque. Fin qui una tragica storia di amore e morte, entrambi carnefici, si innammorano della loro vittima, lui non ha il coraggio di salvarla, lei si. Tutti e due cadono, sia pure non insieme, e sebbene lui indirettamante, ciascuno per mano dell’altro.
Il problema è che il film si inititola lussuria, e quindi deve contenere per forza scene spintissime: se ne conta qualcuna dopo la metà del film (se ne saranno ricordati tardi) e sembrano interludi capitati li per caso. Imperdibile il primo incontro: lei cerca di fare la gattina, ma a lui prendono i fumi, quindi la afferra, la sbatte più volte contro il muro, le strappa i vestiti, la prende a cinghiate, le lega i polsi e - mentre lei chiede insistentemente se qualcuno ha preso la targa - finalmente fa l’amore con lei.
Belle le ambiantazioni e la musica. Punto.
January 23rd, 2008 — Uncategorized
Mi pare corretto, in presenza di una situazione straordinaria - per esempio porzioni del territorio nazionale sommerse dai rifiuti - che si nomini un commissario straordinario per farvi fronte nel migliore dei modi. In effetti è quello che è stato fatto. Mi sarebbe parso corretto che il commissario in questione fosse persona particolarmente esperta del problema che dovrebbe risolvere. Ma il commissario in questione, sebbene persona degnissima, mi risulta che sia in realtà l’ex capo della polizia. Boh. Forse aveva l’hobby dei rifiuti. Forse lo hanno scelto prevedendo problemi di ordine pubblico legati alle sue decisioni. Forse era solo rimasto sine cathedram (senza poltrona).
January 17th, 2008 — Uncategorized
E’ come quando da piccolo sogni di avere i superpoteri per poter con essi raddrizzare un torto subito, oppure solo per imporre il tuo punto di vista quando devi sempre subire quello altrui. Da grandi sappiamo che non si possono avere superpoteri, ma si può cercare di diventare ministro. Non è la patologica trasposizione in età adulta delle fantasie infantili, perchè non sarebbe così se non subissimo quotidianamente torti e punti di vista altrui. E’ il naturale assetto che prende una società quando non si fonda più sui diritti, ma sulla legge della jungla.
January 6th, 2008 — Uncategorized
Ho letto “Il giorno in più” di Fabio Volo. Giudizio positivo e bella storia. Si tratta di una storia d’amore costuita su alcuni topòi collaudati della letteratura (e non è un difetto) raccontata con la tecnica del flashback (il protagonista in una certa situazione racconta tutti i passi che in quella situazione lo hanno portato e il poco che viene dopo è la conclusione del’azione: dall’Odissea in avanti, funziona sempre). Sullo sfondo problemi e inquietudini di una intera generazione (purtroppo la mia). Lo stile narrativo è caratterizzato dal fatto che l’io narrante viene frequentemente attratto da particolari che apparentemente interferiscono con l’azione principale e sui quali apre una digressione, il che, all’inizio, da l’impressione di un testo troppo intimistico e ripiegato, solo che ben presto si scopre che le digressioni non sono mai fini a se stesse, ma sempre funzionali allo sviluppo della linea narrativa principale. Un buon lavoro.
Ciò che racconta della nostra generazione è vero e ben detto: i nostri nonni vivevano con una diversa concezione dell’ordine sociale, in cui la normalità era nascere, lavorare sposarsi, avere dei figli, morire. Al massimo demandare la felicità ad istanze ultraterrene, e talvolta, così, senza aspettative, riuscivano ad essere felici, proprio perchè non cercavano la felicità. Oggi la felicità si cerca ad ogni costo, e con troppe aspettative, e così si pongono le fondamenta dell’infelicità.
Questo per dire solo che l’epitome del libro di Volo (non conta quanto aspetti, ma chi aspetti) sarebbe una verità assoluta se solo potessimo vivere in eterno eternamente giovani (ed anche così non si sarebbe mai felici, perchè qualcosa di meglio può arrivare sempre).
January 6th, 2008 — Uncategorized
E’ così difficile per i giornalisti avere un panorama anche superficiale di come bene o male è articolato il nostro ordinamento? Oggi sulla locandina del giornale leggo che “la cassazione ha bocciato le telemulte”. Ottima notizia! vado a cercare l’articolo, e scopro che “la consulta ha bocciato le telemulte”. Possibile che - vista la frequenza con cui fanno confusione - non abbiano capito che la Corte di cassazione e la Corte costituzionale sono due cose diverse, che giudicano in composizioni diverse su cose diverse in modo diverso e con effetti diversi? Che la “consulta” non è la cassazione, ma la Corte costituzionale, perchè “abita” Palazzo della Consulta a Roma? Che la Consulta era un tribunale ecclesiastico che non esiste più ma che ha dato il nome al palazzo che c’era al posto di quello attuale perchè era la sua sede? Che il giudice delle leggi si chiama solo “Corte costituzionale” e che la si chiama per modo di dire consulta allo steso modo in cui di dice “Palazzo Spada” per dire il Consiglio di Stato o Quirinale per dire il Presidente della Repubblica? Che la corte suprema è la cassazione e non la Corte costituzionale, anche se in America le due cose, che in Italia fanno le due corti, le fa una sola che si chiama appunto “Corte Suprema”? Che la corte suprema si chiama Corte di cassazione e non Corte suprema?
January 6th, 2008 — Uncategorized
Sebbene non sia un cinefilo, a Natale ho fatto proprio indigestione, e non di panettone. La bussola d’oro: finalmente un bel fantasy di come non ne avevo visti dai tempi del Signore degli anelli, un occhio particolare alle ambientazioni, sia gli interni che le architetture esterne, che sono sopraffine. Paranoid Park: storia ben architettata sugli adolescenti ed il loro silenzio interiore, fatto di incomunicabilità e noia. Stona la inverosimile scena centrale da grand guignol, che, con Beethoven di sottofondo, pare voler sembrare Kubrik (senza riuscirci). L’età barbarica: sconvolgente ritratto di un mondo che è inequivocabilmente quello nostro di tutti i giorni e della voglia di scappare che fa venire. Da vedere, ma non è un film umoristico. Proposito per il nuovo anno: più cinema.
January 4th, 2008 — Uncategorized
Fac simile è una espressione di derivazione latina indicante una imitazione e con esso si indica nella pratica quotidiana un modello cui rifarsi. In effetti significa qualcosa come “fai una cosa che ci assomigli” o cose del genere. Che il temine fax possa derivare da fac simile è probabilmente vero. Ma fac simile tale resta e scriverlo in questo modo è sbagliato. E si che questi l’italiano dovrebbero proprio saperlo…