Lussuria

Il film, intendo. Nella Cina occupata dai giapponesi, un manipolo di dilettanti allo sbaraglio cerca di organizzare un attentato alla vita di un pezzo grosso del governo collaborazionista. Allo scopo riescono ad infiltrare una di loro nel suo letto, solo che la giovane ci prende gusto, e giunti al momento clou, quando sta per scattare la trappola, lo avverte e lo salva. Non ho capito se c’entrasse il fatto che lui le aveva appena regalato un diamante da dieci carati. Finiscono tutti, lei compresa, con un colpo alla nuca. Si intravvede che anche lui, essendoci cascato, finirà male comunque. Fin qui una tragica storia di amore e morte, entrambi carnefici, si innammorano della loro vittima, lui non ha il coraggio di salvarla, lei si. Tutti e due cadono, sia pure non insieme, e sebbene lui indirettamante, ciascuno per mano dell’altro.

Il problema è che il film si inititola lussuria, e quindi deve contenere per forza scene spintissime: se ne conta qualcuna dopo la metà del film (se ne saranno ricordati tardi) e sembrano interludi capitati li per caso. Imperdibile il primo incontro: lei cerca di fare la gattina, ma a lui prendono i fumi, quindi la afferra, la sbatte più volte contro il muro, le strappa i vestiti, la prende a cinghiate, le lega i polsi e – mentre lei chiede insistentemente se qualcuno ha preso la targa – finalmente fa l’amore con lei.

Belle le ambiantazioni e la musica. Punto.

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