Ah, il progresso

Un collega di un’altra città mi ha mandato una lettera per comunicarmi che, uguale restando l’indirizzo e il numero telefonico del suo studio, è cambiato il “numero” (sic!) di posta elettronica. Segue un indirizzo di libero.it, quindi non un cambiamento epocale, la lettera era una circolare.

Secondo me uno non ha capito bene il meccanismo se manda Dio sa quante lettere per ‘snail mail’ per comunicare il cambiamento del suo indirizzo di posta elettronica: se intrattiene contatti via posta elettronica, manderà una mail a tutti i suoi contatti; tutti quelli che non gli hanno mai mandato una mail, alla prima occasione troveranno l’indirizzo nuovo.

Certo il fatto che lo chiami “numero” di posta elettronica è un indizio, che, valutato nel complesso della vicenda, offre un quadro del reale livello di penetrazione delle nuove tecnologie. Come quando un collega che doveva valutare il mio sito e non riusciva a collegarsi mi chiese di inviarglielo via fax.

Chissà che questa inattitudine delle tecnologie a lasciarsi spingere alle estreme conseguenze non sia un loro difetto intrinseco o un limite intrinseco della psicolgia umana. Io nemmeno adesso con computer che si sincronizzano automaticamente tra loro, con il sito e con l’iPhone riesco a pensare seriamente a rinunciare all’agenda di carta.

Forse coglieva un dato preciso l’umorista che osservava come il tormentato spoglio delle schede delle elezioni presidenziali USA avesse rappresentato il trionfo della tecnologia: tutti potevamo vedere in diretta via internet quelli che contavano le schede una per una a mano.

Comments 1

Leave a Reply

%d bloggers like this: