Breve ma utile guida ai guasti della modernità: 1/l’aperitivo

Mi pare di intravvedere nella moda dell’aperitivo un esempio di un fenomeno oggi molto diffuso e che potrei definire “anteposizione”, che si verifica quando un comportamento, inizialmente tenuto come pretesto, viene a tal punto riempito di contenuto da chi ha interesse alla sua acritica ripetizione, da anteporsi al comportamento principale fino a diventare un valore in se. Un tempo si andava a prendere un aperitivo per fare due parole con gli amici. Il fatto di prender l’aperitivo è stato poi così riempito di significato da diventare il valore principale. Si va a prendere l’aperitivo perchè si vuole un aperitivo, anche da soli. Peraltro non potendo spingere sul fatto in se (la bevanda) si è spinto moltissimo sul contorno (gli stuzzichini, la musica l’ambiente), per cui oggi ciò che fa un aperitivo cool non è il pregio della bevanda, ma l’abbondanza degli stuzzichini, il lusso degli arredi, il nome del locale, perfino la spiritosità di chi lo serve. Ed è necessario che sia così, perchè in realtà andando a prendere l’aperitivo non compro una bevanda e nella migliore delle ipotesi i tramezzini avanzati a mezzogiorno e fatti a pezzi, ma l’appartenenza a un mondo, un mondo sereno e opulento, e tutto questo per pochi spiccioli, che magari mi consentono di saltare (o meglio risolvere) la cena. L’aperitivo è infatti il regno di un curioso personaggio, il criptopovero (per capirci: è un criptopovero uno che gira in Rolls, ma poi la notte dorme nella Rolls perchè non ha la casa). Il problema è che perchè il gioco funzioni bisogna accreditare la cosa come un valore, preminente rispetto ad altri valori, ed ecco quindi spiegata la solita solfa: ma perchè mi hanno ritirato la patente? In fondo che ho fatto di male? Ero solo andato a prendere un aperitivo con gli amici…

Comments 6

  • Ciao, ho letto attentamente questo post, l’ho trovato interessante perchè al telegiornale senti in maniera ripetuta che la causa degli incidenti stradali è dovuta da un tasso elevato di alcol nel sangue. A me piace l’aperitivo con gli amici / amiche, oppue anche sola, è un momento di tranquillità e di riflessione, mi gusta l’idea di esser seduta su un bel tavolino e osservare il fuori a parte il mio io.
    Certo non esagero perchè andare in caserma a far visita al maresciallo non mi piace neanche un pò.
    La mia idea? L’aperitivo si ma senza esagerare, e chi esagera visita al maresciallo lo colga!
    Mi piacerebbe che la gente diventasse più sensibile in merito alla questione.

  • Peggio dell’aperitivo con gli amici c’è solo l’aperitivo con i colleghi!

  • L’aperitivo è quel genere di uscita che se diventa un’abitudine oltre ad insidiare la patente e il portafoglio (7-10€ a botta NON sono pochi), attacca la nostra forma, già messa a repentaglio da lavori oltremodo sedentari.

    Carina la definizione del criptopovero, un po’ come la media degli studenti universitari: puntualmente squattrinati, ma i soldi per un aperitivo li trovano sempre.

    Personalmente all’aperitivo, preferisco di gran lunga un dopocena fra amici della durata minima necessaria a smaltire una pinta onesta di scura, rossa, bionda o bianca…

  • Dimenticavo… Mi piace tantissimo la grafica del tuo blog, essenziale e chiara come poche altre. Complimenti!

  • “Any indulgence frequently repeated would become a habit, in the sense that it would give no special pleasure when indulged in” (Murray Leinster)

    Chi è Murray Leinster? … Internet è vasta buon divertimento!

  • Si, è vero andando a prendere l’aperitivo non si compra una bevanda. Ma non si compra neanche solo quello che hai descritto.
    Si compra l’allegria di rivedere gli amici. Gli stessi (o forse altri ma non è questo il punto) che alle sette di sera di un mercoledì qualunque degli anni del liceo facevano gruppetto al bar vicino alla parrocchia e che, andando verso casa al ritorno da un allenamento in palestra, salutavi magari fermandoti a bere una spuma di fanta e sgranocchiando un pacchetto di fonzies (pagato come da prezzo indicato sul prodotto). Non accadeva spesso perchè gli impegni erano già tanti allora ed il tempo di indugiare con gli amici era poco, e tra l’altro alle 8 era pronto in tavola, e non sempre percorrevi quella strada, ma quando si passava di lì era una gioia trovare sempre qualcuno da salutare e fare due chiacchere.
    Credo che sia più o meno quello che accade ancora oggi nelle piazze dei paesi di provincia.
    Ho sentito recentemente che ad un colloquio di lavoro per una multinazionale il selezionatore del personale ha affermato di voler di individuare per la propria azienda “personalità da calcetto e non da bar sport”.
    La definizione in qualche modo mi piace. Tipi da calcetto, quelli che si ritagliano uno spazio per sè e per il loro fisco facendo sport, quelli che fanno squadra e sanno giocare in gruppo, quelli che nonostante gli orari di lavoro massacranti riescono a difendere quelle due ore di campo all’aperto, scapoli contro ammogliati senza dimenticare però il gusto della competizione sportiva, fiato permettendo, quelli che non avendo il tempo di una cena infrasettimanale riescono però a concedersi un momento di socialità a portata di mano e a salutare gli amici.
    Siamo proprio sicuri che gli aperitivi cittadini siano principalmente frequentati da tipi da bar sport?
    Insomma se vogliamo trarre una morale eccola qui: non è importante quali cose si fanno ma come si fanno.
    Concediti anche tu due chiacchere all’ora dell’aperitivo ogni tanto, magari ti sciogli un pò 🙂

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