Pensieri cupi, Eluana e gli altri
Da alcuni giorni mi tormenta un pensiero cupo: io non tengo per nessuna squadra di calcio. Semmai dovessi avere un incidente, che sciarpa avvolgeranno al palo del sinistro? Metteranno forse un bustino di Bach? Eppoi, le vittime di incidenti erano forse tutte persone attaccatissime alla loro squadra, che ne facevano una ragione di vita, anzi identificavano con essa tutto il loro essere? Forse era semplicemente gente che magari andava un po’ allo stadio, ma poi in fondo della squadra non è che gliene importasse tanto. Eppure, ecco li le sciarpe. E capisco che sono solo una tragica semplificazione dei sopravvissuti, che non riuscendo a penetrare la reale e profonda essenza dell’altro, la semplificano alla piùbanale cosa esteriore che sono riusciti a ricordare e che pensano gli facesse piacere. Restano un mistero i cuori, che Buzzati chiamava “quelle buie, insanguinate scogliere”.
Il fatto è che questo meccanismo serve solo per i vivi, ed è lo stesso che scatta quando si tratta di ricostruire la volontà di un morto o – peggio – di un morituro: chissà poi se a lui interessavano tanto le cose di cui rivestiamo la sua volontà presunta.
Non ricordo chi scrisse che sono tre le cose che non si possono vedere: gli occhi della formica, il cuore degli uomini e l’ombra di dietro.
