Editoria e crisi (di nervi)

Mi raggiunge al telefono una tizia che dice di chiamare per conto di una nota casa editrice e che vuole mostrarmi la sua offerta. Dico che non sapevo che quella nota casa editrice pubblicasse libri di diritto. Replica che infatti non sono libri di diritto.

Reprimo il riflesso condizionato di spedirla dove meritano di essere spediti i piazzisti MA mi dichiaro sorpreso per l’iniziativa. Segue un terribile avvitamento comunicativo per cui la tipa inizia a fraintendere e ogni mio tentativo di spiegarmi da vita a ulteriori fraintendimenti, peggiorando le cose.

Risultato finale: io (un nuovo titolo letto ogni settimana) sono un ignorante disonesto, con il quale non vale la pena di parlare perchè non all’altezza della conversazione.

La signora si è definita anche “una professionista”. La capisco. Deve essere dura per una professionista vendere libri porta a porta.

Comments 3

  • Niente di meglio per piazzare prodotti “culturali” che far sentire l’interlocutore una merdaccia e fargli intravedere una unica via di uscita: comprare la nostra preziosa collana.
    Io di solito trancio con “la cultura non mi interessa, io penso solo a far soldi”. Gelo, manifesto disprezzo, e, giubilo, la telefonata finisce lì.
    Poi magari vado in libreria a dissipare i (pochi) soldi guadagnati, ma questo la signora al telefono non lo sa e spero non lo sappia mai.

  • Dopotutto sei un professionista (anche) negli avvitamenti comunicativi

  • Vi è mai capitata quella che dice:”salve, ha tempo di partecipare a un sondaggio di 10 minuti, considerando che sono non vedente?”

    Non capisco, rimango interdetto dalla logica della domanda, passano due secondi in cui mi arrovello nel tentativo di ca(r)pire il PERCHE’ a un non vedente dovrei rispondere cose diverse da quelle che direi a un normovedente.

    “Che ne pensa della qualità dei programmi televisivi?”

    Dannato silenzioassenso!

    CLICK…alla fine il potere sulla cornetta ce l’abbiamo comunque noi! 😉

Leave a Reply

%d bloggers like this: