Nessuna garanzia, mi spiace

Sulla stampa cittadina compare qualche giorno fa un articolo con cui si denuncia che l’Università tiene corsi inutili: nel mirino è il corso di laurea in scienze della comunicazione e del giornalismo. Siccome ho tenuto una volta una lezione a quel corso, mi sento chiamato in causa. L’articolista sostiene – sotto il velame delli versi strani – che il corso sia una bufala, perchè non garantisce l’accesso alla professione di giornalista, sebbene la indichi tra i possibili sbocchi professionali.

L’osservazione è suggestiva, ma viziata da un errore di fondo: non tiene conto della differenza che passa tra studiare per fare qualcosa e farlo per davvero. L’università è – a mio modo di vedere – un luogo di insegnamento, dove qualcuno va ad apprendere cose che poi andrà ad usare da un altra parte. Non ho mai pensato, iscrivendomi alla facoltà di giurisprudenza, che questo mi desse una qualche benchè minima garanzia di diventare avvocato. Sapevo che per diventarlo avrei dovuto fare anche altre cose, per fare le quali mi servivano le cose che imparavo all’università. Ciò anche se la professione di avvocato era chiaramente indicata tra i prossibili sbocchi professionali.

Insomma, nessuno aveva mai detto che era un corso abilitante, ma solo un corso, dove si potevano imparare cose che poi sarebbero tornate utili, cose che adesso quegli studenti sanno, senza essere (ancora) giornalisti e il nostro articolista non sa, pur essendolo.

Comments 2

  • A meno che la critica di tale giornalista non fosse verso il menefreghismo dei docenti che non si preoccupano di presentare ai propri studenti effettive opportunità lavorative.

    Quello si che sarebbe da condannare in qualsiasi corso universitario, sebbene non determinante per giudicare la qualità dello stesso.

  • Sarebbe utile ricordare all’articolista che nel resto del mondo (salvo dittature) ciò che garantisce l’accesso alla professione di giornalista è … il saper scrivere.

Leave a Reply

%d bloggers like this: