Cosmesi verbale

December 31, 2008 by · 4 Comments
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Avevo sempre trovato qualcosa di stonato nel politically correct, e adesso leggo un fondo di Gramellini che finalmente mi fa capire cosa: racconta di una centralinista che diceva “buon Natale” licenziata perchè poteva offendere i non cristiani. Sottolinea lo strabismo del politically correct che vieta di urtare la suscettibilità di quelli a cui non importa del Natale, ma non di lasciare senza lavoro una persona per una mancanza così piccola. Credo che sia la conseguenza inevitable di un qualcosa che tende a cancellare i concetti sgradevoli solo rappresentandoli con parole gradevoli. Le parole brutte esistono perchè esistono le cose brutte, e le cose brutte si descrivono con parole brutte, in modo da rappresentarne la bruttezza. Ieri alla radio si parla dell’ennesimo sbarco di “migranti”. Detta così me li immagino in giacca e cravatta. Chiamarli disperati fuggiaschi disgraziati, rende meglio l’idea, suscita maggiore prontezza nel soccorso e offre meno alibi a che non li vuole o sa soccorrere.