Precisione terminologica

January 6, 2009 by · 4 Comments
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Da cultore incallito di finezze linguistiche sono tra le altre cose dell’idea che, in presenza di un vocabolo specifico, l’uso (per scopi non definitori) della rispettiva circonlocuzione, o del termine generico, risponda – se non si usa la lingua a casaccio – ad una precisa esigenza, espressiva, stilistica, concettuale o descrittiva.

Mi spiego con un esempio: raccogliere i grappoli d’uva sfuggiti alla vendemmia, si dice “raspollare”, sicchè dovrebbe corrispondere ad una scelta precisa dire “stava raspollando” piuttosto che “stava raccogliendo i grappoli sfuggiti alla vendemmia”.

A volte invece esistono termini diversi per andare dal generale al particolare. L’acqua ghiacciata, per esempio, si chiama “ghiaccio” e il ghiaccio che cade dal cielo si chiama “grandine”.

Dico questo perchè da ieri mi sto arrovellando su cosa diavolo (sott)intendesse chi ha scritto sul tabellone dell’autostrada che erano previste piogge ghiacciate: forse che sarebbe piovuta acqua freddissima?