Trenitaglia
Firenze dista meno di duecentocinquanta chilometri ma ho impiegato quattro ore per raggiungerla e cinque per rientrare. Due delle quali passate a gelare nella stazione di Pisa, senza una sala di aspetto, senza un locale riparato, in un immenso stanzone gelido e squallido che è l’atrio della stazione di una delle città italiane più note al mondo. Il treno che aspetto, secondo il sito della compagnia ferroviaria, ha venti minuti di ritardo. Secondo il tabellone è in orario. Poi la forbice inizia a ridursi: viene annunziato con cinque, anzi dieci, anzi quindici e infine in arrivo, solo che arriva cinque minuti dopo. E tante scuse per il disagio. E le scuse per la presa in giro?
