Equivoci processuali
Mi ha colpito la rabbia dei familiari delle vittime del grave incidente sul lavoro, espolosa anche in modo abbastanza violento, quando è stato chiesto loro di uscire dall’aula in cui si stava celebrando il processo, in quanto testimoni. E’ una regola nota che i testimoni non possano assistere alle altre testimonianze prima di avere reso la loro, e se ne capisce anche il perchè: sentendo le domande e le risposte degli altri il testimone potrebbe essere influenzato, ed in effetti almeno da noi si cerca, nei limiti del possibile, di sentire la parte offesa per prima, in modo da consentirle poi di seguire il processo.
Ora capisco che in quel contesto si toccava un nervo scoperto, capisco che gli avvocati in udienza talvolta facciano le loro richieste in modo un po’ spocchioso, capisco che forse nessuno si è preso la briga di spiegare loro la situazione, ma quello che non capisco è come mai – ed in generale, come si nota qui - trattandosi di questione tecnica, nessuno si sia fermato un attimo per cercare di capire prima di arrabbiarsi.
Mi sento una nullità
Eccomi in viaggio – portato dal cliente – verso uno sperduto tribunale della Repubblica. Dobbiamo fare un rinvio. Siamo la parte civile, basta un nonnulla a buttarci fuori dal processo, e quindi dobbiamo esserci, anche solo per fare un rinvio. Ma non è questo il punto. Il punto è che faremo un rinvio a una udienza in cui si potrà fare solo un rinvio a una udienza in cui si potrà fare solo un rinvio a una udienza in cui si potrà fare solo un rinvio a una udienza in cui forse potremo iniziare il processo. Avete letto bene: quattro udienze inutili, che potrebbero richiedere anche un anno di tempo per non fare assolutamente nulla. Sento che tra le idee di riforma ci sarebbe anche un ritocco alle nullità. Forse il problema non sono le nullità, ma che ci voglia tanto per rimediarvi. Della moltiplicazione delle udienze ne parliamo un’altra volta.
