E ci lamentiamo pure.
La giustizia italiana fa sicuramente cagare, e spruzzare acido in faccia a una ex è sicuramente azione degna di biasimo, ma io la sentenza iraniana che dispone la instillazione di venti gocce di acido in ciascun occhio del responsabile di un simile fatto davvero non la mando giù, e mi riconcilia con la mia scassatissima ma civile giustizia. La cosa preoccupante non è che secondo alcuni noi dovremmo rapportarci alla pari con questa gente, ma che la vittima del fatto, che ha preteso con forza questo inutile e crudele epilogo, è una che ha studiato e vive all’estero, non una contadina analfabeta, a riprova di quanto sia radicato questo modo di pensare, sicchè faccio davvero fatica a pensare che la sua civiltà sia solo diversa e non più arretrata rispetto alla mia.
Passacaglia e fuga in do minore
Duecentonovantadue battute di pura solennità, risuonarono nel 1705 nella mente di un uomo di vent’anni, e poco dopo, per la prima volta furono udite, forse, nella chiesa di Arnstadt: il semplicissimo tema viene esposto affidato al solo pedale, viene variato per venti volte, e infine completa la sua metamorfosi irradiandosi in una fuga, disperdendosi in rivoli ed infine ritrovandosi. Non riesco a spiegarmela razionalmente ma percepisco con esattezza la tridimensionalità di questo oggetto, a volte mi sembra di poterci entrare e di cercare di coglierne la vista d’insieme o i piccoli particolari. Una cattedrale sonora, che esiste solo finchè esistono i suoni che la formano. Ma è reale, come gli altri luoghi musicali che compongono questi effimeri e meravigliosi universi paralleli temporanei.
Crisi nella crisi
Dunque, non sono un imprenditore, non sono un dipendente, non sono (se non in senso tecnico) una famiglia, non sono una industria dell’automobile, non sono un banca, e per di più sono bianco, per me nessun’aiuto. Una vera tragedia nella tragedia. Giuro che mi accontenterei di pochissimo…
Incomincio a capire
Tra un mese compio quaranta anni, ed è quindi tempo di bilanci, che in periodo di crisi sono normalmente fallimentari, giusto per capire che la crisi non è solo economica. Mi rendo conto di avere imparato davvero poco, e che sono solo tre gli insegnamenti che mi sembra non siano mai stati smentiti: mai giudicare (tutte le cose per cui l’ho fatto poi sono puntualmente capitate a me); chi si contenta gode; l’ozio è il padre dei vizi. Se si potessero portare in Tribunale i libri della vita, io lo avrei già fatto.
Alienazione
Sveglia alle sei, moto, ufficio, lavoro … lavoro, moto, casa, piatto di pasta, letto, sveglia alle sei…and so on, in una sorta di infinite loop senza sosta e senza speranza. Tutto questo ha un nome: alienazione.
Via verso nuove avventure
E così sfuma un’altra casa di cui stavo trattando l’acquisto: troppo piccola, troppo cara per essere così piccola, troppi problemi sotto, troppe cose poco chiare. Pazienza. Si ricomincia. Poco male. Una cosa mi fa male: mi viene fatto notare che nel resto d’Italia in genere negli annunci immobiliari viene sempre dichiarato il prezzo richiesto. Qui mai. Vi giuro che è solo un’altra delusione scoprire di essere così ingiustificatamente penalizzati dal vivere in una particolare città. In questa città senza futuro.
Contenti loro
Ho avuto notizia del dibattito – conseguente nientedimeno che ad una canzonetta – circa il fatto se l’omosessualità sia una malattia e se in caso affermativo se ne possa guarire. Anzi circa il fatto che non si debba dire che un omosessuale possa “cambiare idea” perchè questo implicherebbe che l’omosessualità sia una malattia. A me la questione pare priva di pregio, atteso che se a taluno piace prenderlo nel didietro, è affar suo ed è padronissimo di farlo, e quello che fa a casa sua alla fine rileva poco fuori di essa. Solo due piccole osservazioni: pur correndo effettivamente il rischio di commettere un errore, sono portato a ritenere meno attendibile un parere su una partitura di Bach se proviene da un amante dell’heavy metal piuttosto che da un clavicembalista; capisco poi che per le organizzazioni omosessuali la questione delle “conversioni” sia un nervo scoperto, visto che devono fronteggiare nientemeno che la spieteta concorrenza della f**a…
Advocatus sed non latro
Una di queste sere a cena mi hanno presentato un ingegnere rumeno, che lavora da noi, il quale ci ha tenuto a precisare di essere rumeno, ma non delinquente. Li per li ho replicato con la celebre motivazione per cui fu fatto santo Sant’Ivo di Chartres (advocatus fuit, sed non latro), ma la cosa mi ha colpito ugualmente, soprattutto perchè nel contesto non c’era nulla che potesse indurmi a pensare che fosse un delinquente. Forse voleva proteggersi o forse ironizzare sul pregiudizio che attualmente grava sui rumeni, che è un pregiudizio, perchè non vi è corrispondenza biunivoca tra l’insieme dei “rumeni” e l’insieme dei “delinquenti”, atteso che si danno delinquenti che non sono rumeni e rumeni (come l’ingegnere) che non sono delinquenti. Fatto è che che questo pregiudizio è da un punto di vista logico una fallacia di indebita generalizzazione, e proprio in quanto fallacia induce a più approfondite indagini (le fallacie si prestano a usi maliziosi). Una generalizzazione è lecita o quando si basi su un campione molto elevato e probante o quando colga un elemento caratterizzante. Analizzando la tipologia dei “delinquenti rumeni” a me sembra di individuare un elemento generalizzante diverso dalla nazionalità, e cioè le condizioni di assurda miseria in cui si trovano, sicchè emerge come l’insieme dei “delinquenti rumeni” sia un sottoinsieme dei “delinquenti poveri”, e che quindi il fattore criminogeno si debba individuare non nella “rumenità” ma nella “povertà” as usual.
Oltre al danno
Certo che occorre una sottile vena di perfidia per mettersi a disperdere con gli idranti quelli che manifestano per l’acqua….
Avvocati on the road
Riunione del collegio difensivo a Reggio nell’Emilia, ed eccomi in viaggio col collega. Stamattina alle sette a Genova nessun bar era aperto.
