La dignità del posteggiare

Di questi tempi la nostra dignità è appesa a un filo, nel senso che basta un nonnulla per perderne una bella fetta. Io sono residente nel primo comune dopo la città, e questo – in forza del piano parcheggi che si favoleggia sia stato ideato per salvare la compagnia dei bus – mi vieta di venire in centro in automobile a meno di non investire somme spaventose. Ho preso a usare la moto, quindi sveglie antelucane per trovare posto e strada sgombra, e tutto un trionfo di elemetti, giubbetti, stivaletti, zainetti, cerate. Insomma perdi il diritto di uscire di casa abbigliato in modo decente e sei intruppato nella schiera degli imbottiti. Mi ricorda la distinzione manzoniana tra i mantelli (che li portavano i nobili) e i farsetti (cioè le giacchette che portavano i poveracci). Ieri l’altro son caduto dalla moto, che si è danneggiata, e quindi la mia dignità è scesa di un ulteriore gradino, son ricaduto nel popolo degli autobus. In questa città i ricchi vanno in macchina, i normali in moto e solo quelli davvero sfigati prendono il bus. Ovviamente i bus sono sporchi puzzolenti lentissimi pochissimi, insomma una specie di carri piombati.

Ho chamato la società dei posteggi per vedere se posso avere un permesso, visto che seppure residente fuori, il monte ore che passo in ufficio trascende grandemente quelle che passo a casa. Nulla da fare: hanno diritto solo i dimoranti, che hanno un contratto di locazione per una abitazione in zona sosta limitata. Un contratto di locazione, si noti, l’atto di proprietà non va bene. Ciò che mi colpisce è la spaventosa ottusità di questa gente che quando gli dico che allora non c’è problema, perchè essendo proprietario posso affittare la mia casa a me stesso, non coglie la provocazione e dice che in effetti potrebbe essere una giusta soluzione.

Del resto che il piano parcheggi sia stato pensato da una mente semplice (cioè inadatta a percepire la complessità del reale) lo sta sperimentando una collega: il piano infatti, espandendosi a macchia d’olio, ha finito per ricomprendere entrambe le sue residenze (capita più di quanto si pensi che un professionista abitando in una zona bella ma periferica della città si tenga un punto d’appoggio in centro nei pressi dello studio) sicchè  non può posteggiare per andare da casa sua a casa sua.

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