I have got some bad news

L’ormai celebre rockstar Pink (di nome) Floyd (di cognome) ha avuto un’infanzia difficile: il padre è morto in guerra lasciandogli solo una foto ricordo, la madre lo ha soffocato dando corpo a tutte le sue paure, gli insegnanti lo hanno umiliato deridendolo per le sue debolezze, la moglie lo ha sfruttato e lasciato. Ordinaria amministrazione, insomma, cui il poveruomo reagisce come può: isolandosi. Si costruisce un bel muro i cui mattoni sono le persone che lo hanno fatto soffrire. Alla fine naturalmente ci resta chiuso dietro e ovviamente finisce male: sottoposto dai vermi a un surreale processo, viene condannato a tornare tra i suoi simili previo abbattimento del muro.

Ma nel momento in cui il muro si chiude e fino alla crisi che porta al processo, succede una cosa strana: ormai totalmente alienato, Pink si risveglia sotto forma di una specie di dittatore, e si presenta al suo pubblico, dandogli la cattiva notizia che Pink è rimasto in albergo ed al suo posto è venuto lui, in una pagina di pura irripetibile musica, che si intitola “In the flesh” (parte seconda: nella carne)…Io mi sento un po’ in questa fase

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