Terribilis est locus iste
Quattro chiacchiere con un amico che mi parla di alcuni suoi progetti imprenditoriali estremamente innovativi (e carichi di potenzialità che non posso a fare a meno di intravvedere). Gli chiedo: “ma riesci a fare cose del genere a Genova?”; mi risponde che infatti nessuno dei suoi interlocutori è genovese. Solita storia. Parlando salta fuori che comunque gli servirebbe gente, a me viene in mente che conosco persone che potrebbero fare al caso suo, e lui mi chiede di creare il contatto. Tutte le persone con cui ho parlato hanno immediatamente detto che non gli interessava, che loro avevano altro da fare. Ora: non era una opportunità di quelle che cambiano la vita, ma era comunque una opportunità, e nessuno, dico nessuno, ha sentito il bisogno di andare a vedere un po’, o anche solo di annotarsela ad ogni buon conto. A ciò aggiungendo che nessuno ha neanche sentito il bisogno di dire anche solo grazie, ecco che si delinea in tutta la sua ottusa grandezza, la “genovesità”.
