Et in Arcadia ego

Io, l’Oscuro, il Reietto,  l’Escluso, ancora una volta di notte mi sono rifugiato come un animale braccato nella mia tana, rituffandomi nelle tenebre da cui sono uscito, per leccarmi un po’ le ferite in santa pace. Questa giornata me ne ha inferte più di una: introiettandosi alimentano ogni giorno di più la desolazione che c’è in me, e lentamente implodo verso regioni ove è solo buio e silenzio. Alla fine l’Oscuro Signore non cerca nemmeno più la luce, pago di se stesso, abita le sue stanze notturne. Muore ogni giorno, senza dire una parola.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

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