Inferi
Non sempre è facile mettere d’accordo il teologo con il poeta, ma a volte ci si riesce: scrive José Antonio Fortea: “l’iniquità, come la santità, arriva in alcuni uomini a un grado così alto che tanto la condanna, come la beatitudine, hanno inizio in vita. Ci sono uomini che vivono in un vero e proprio odio, immersi in una rabbia continua, ma allo stesso modo ce ne sono altri che vivono in un vero e proprio abisso d’amore. In realtà l’eternità non è altro che la continuazione dello stato nel quale ognuno di noi si trovava in vita. Per i santi, l’eternità sarà questo amore che già provano nei confronti di Dio. Per i condannati, la condanna sarà lasciarli per l’eternità in questo stato che già vivono sulla terra. Cielo e inferno hanno inizio sulla terra.”
Secondo me è lo stesso concetto che esprime Ungaretti: “so che l’inferno si apre sulla terra/su misura di quanto/l’uomo si sottrae, folle/alla purezza della Tua passione”.
Forse, come per ciascuno la morte ha uno sguardo, per ciascuno l’inferno ha una forma, io stasera a casa da solo, non ho saputo fare altro che sedermi sul divano, circondarmi dei miei apparecchietti (iPod, iPhone, Blackberry, netbook, due cellulari e il lettore di eBook) e affondare nel lago della mia solitudine. Non so perchè, ma mi sembra un lago.
E mi viene in mente il testo dell’offertorio della messa da requiem, dove in effetti l’inferno è un “lago profondo” (forse reminiscenza dello stagno di fuoco della Apocalisse di Giovanni): “Domine, Iesu Christe, Rex gloriae, libera animas omnium fidelium defunctorum de poenis inferni et de profundo lacu. Libera eas de ore leonis, ne absorbeat eas tartarus, ne cadant in obscurum”.
