Dilettissima

Oggi sono stato alle direttissime. Le direttissime sono il massimo esempio di macelleria giudiziaria che il nostro ordinamento possa offrire, consistono in un rito velocissimo per spedire velocemente in galera poveracci arrestati nella flagranza di reati nemmeno troppo gravi (per quelli gravi anche se commessi in flagranza, l’arresto viene convalidato dal giudice per le indagini preliminari e poi si fa il processo normale. Funziona così: uno viene arrestato e la mattina successiva viene condotto davanti al giudice dagli stessi che lo hanno arrestato. Il giudice si fa raccontare cosa è successo e perchè lo abbiano arrestato, poi l’arrestato racconta la sua versione dei fatti, poi il pubblico ministero fa le sue richieste in ordine alla convalida (cioè se hanno fatto bene ad arrestarlo) e sulla misura da applicare, cioè se debba restare in gabbia. Conclude il difensore e poi il giudice decide. A questo punto la palla passa al difensore, che può chiedere che si proceda (subito!) con il processo ordinario, che può chiedere un rito alternativo (subito!) o chiedere un termine per studiare un po’ la cosa (wew…). Va da se che chiedere un termine con l’interessato in gabbia più essere difficile. Sembra una cosa plausibile, ma non la si capisce se non si tocca con mano l’atmosfera. Innanzitutto occorre decidere tutto si due piedi e sulla base di pochissimo materiale, spesso si tratta di difendere un indifendibile, non si riesce a cominciare prima di mezzogiorno per burocrazie varie, all’esterno dell’aula stazionano genitori, fidanzate e parenti affranti che mendicano notizie e sperano di riportarsi indietro il malcapitato. Il colloquio con il cliente avviene nel corridoio alle spalle dell’aula, in mezzo a un bivacco di carabinieri e di ammanettati, il colloquio coi parenti avviene in cortile. Oggi direttissima tra gli altri per due tipi, uno aveva venduto un grosso pezzo di fumo, l’altro se lo era comprato, ma aveva in casa un bilancino e quindi han pensato che uno fosse il grossista e l’altro il dettagliante. Beh, il grossista – forse perchè aveva un lavoro – ha beccato l’obbligo di firma, il dettagliante – forse perchè disoccupato – gli arresti domiciliari. La giustizia modula il suo rigore sul metro della sfiga.

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