Lo possiamo torturare?
L’ossessione per la verità propria dei processi inquisitori genera l’idea che l’imputato sia “colui che sa”, il che non è sempre scontato, specie se l’imputato è innocente; il meccanismo di valutazione legale della prova comporta che si realizzi una gerarchia delle prove, nella quale è fatale che il primo posto venga occupato dalla confessione (il sogno di ogni inquisitore è l’imputato che confessa e subito dopo invoca su di se la pena). Queste due idee concorrono a formarne una terza, e cioè che si debba a ogni costo estorcere la confessione all’imputato. Nasce e viene legittimata la tortura giudiziaria. Ora, mi son sempre chiesto se sia eticamente poi tanto differente minacciare un male per far parlare un imputato o promettergli un vantaggi, come avviene coi c.d. pentiti. La tortura giudiziaria è una idea seducente solo in quanto seducenti sono le due idee che la hanno generata. Voglio dire questa enormità non deve per forza essere il frutto di malvagità e stupidità, ma facilmente può essere conseguenza di vizi intrinseci al sistema processuale, come capì Friedrich Von Spee, nel suo Cautio criminalis, che dovrebbero metterlo obbligatorio nelle scuole.
Discorso sui massimi sistemi
I processi penali di ogni tempo e luogo si possono ricondurre a due archetipi fondamentali, quello accusatorio e quello inquisitorio (non credo al modello misto perchè è un falso modello e poi entia non sunt moltiplicanda praeter necessitatem). Il processo accusatorio è preferibile a quello inquisitorio, perchè quest’ultimo è solo in apparenza più rapido in efficace, mentre in realtà ha solo una spiccata tendenza alla produzione di falsi positivi (cioè a portare alla condanna di innocenti) e di ciò esiste una riprova storica. Il fatto è che il processo inquisitorio si fonda sull’idea che esista una verità oggettiva, che sia conoscibile, e che possa essere raggiunta da un individuo da solo, cioè è privo di quel concetto dialettico della verità proprio del processo accusatorio. Il processo inquisitorio quindi fonde le tre figure dell’accusatore del difensore e del giudice in un unico soggetto (con ciò intendendo non necessariamente una persona, ma anche un organismo) che – in modo schizofrenico – accusa, poi trova elementi a discarico ed infine giudica. Il processo inquisitorio consente a questo strano soggetto di utilizzare per decidere le prove che lui stesso ha raccolto da solo e senza controllo nel corso di una istruttoria spesso e volentieri segreta, salvo poi legarlo a valutazioni legali di dette prove (due testimonianze provano più di una etc…). Non occorre andare a cercare l’inquisizione spagnola: è facile dare vita a certi meccanismi perseguendo scopi di semplificazione e maggior rapidità dei processi.
