Che tutti sappiano
Sui giornali ci si riempie la bocca della riforma della giustizia. Sarebbe bello che i cittadini sapessero che la maggior parte dei processi, quelli che toccano la loro vita, quelli con cui vengono giudicati i piccoli fatti che possono avere commesso, quelli in cui ripongono le loro speranze di spicciola giustizia o di vedersi risarcire un danno, sono stati da lungo tempo consegnati nelle mani di giudici onorari, e cioè persone sulla cui preparazione, sulla cui esperienza, sulle cui capacità soprattutto sulle cui motivazioni, nulla è dato sapere: si tratta di giovani laureati che non sono riusciti a superare nè il concorso in magistratura nè l’esame da avvocato, si tratta di avvocati che non riescono a trarre sostentamento dalla loro professione o che comunque hanno tanto tempo libero.
In questi processi, inoltre, l’accusa viene sostenuta da un pubblico ministero onorario, per il quale valgono le stesse identiche considerazioni. In entrambi i casi si tratta di persone che troppo spesso devono dimostrare qualcosa a qualcuno.
Forse sto esagerando, ma io ho sete e fame di giustizia e sono stanco di aspettare di essere saziato.
Stars
Prima che il clima mi consigliasse definitivamente di rassegnarmi al bus, il dilemma mattutino era se prendere o meno la moto. Ovviamente per decidere dovevo prima capire se fosse o meno una bella giornata. All’ora in cui mi alzo, d’inverno, è buio, ed è difficile vedere se sia nuvolo o meno. Ma un modo c’era: se vedevo le stelle era una bella giornata. Il senso di liberazione, di leggerezza e di sollievo che provavo quando vedevo le stelle, mi ha aiutato a capire in modo inaspettato il senso di librazione di quel meraviglioso verso:
e quindi uscimmo a riveder le stelle.
Adesso la mattina, quando arrivo in centro e scendo dal bus non è più notte fonda e già comincia a fare capolino Eos dalle rosee dita.
