Compleanno 2.0
Oggi è il mio compleanno. La risposta meno uno. Non ho mai dato grande risalto alla cosa e a parte gli intimi nessuno lo sa. Nonostante questo, oggi molti mi hanno fatto gli auguri, ed io mi sono chiesto perchè proprio quel particolare gruppo di persone. Erano tutti miei contatti Skype, e Skype evidenzia i compleanni. Bella cosa, fa molto social network, ma io adesso non so se si tratta di persone che mi hanno fatto gli auguri per un moto spontaneo dell’anima o solo perchè glielo ha detto Skype.
Testerò il loro senso critico cambiandomi ogni mese la data di nascita sul profilo.
Illuminazione
Ci abbiamo anche scherzato su, ma oggi ho capito che 42 è veramente la risposta: stamattina era tardi, sono uscito di corsa dagli uffici di un cliente e dovevo tornare in studio. Appena uscito mi passa davanti al naso il 42, che passa una volta ogni mezz’ora, ed io ho indugiato perchè non avevo biglietti con me, e il bus se ne è andato.
Mentre mi incamminavo mestamente, l’illuminazione: avevo ricevuto un segno, la risposta, il 42: nella vita le occasioni passano raramente, e quando passano non bisogna farsi trovare impreparati, e ci si deve sbrigare a coglierle, perchè chissa quando ti ricapitano.
Entropia
Come forse ho già detto, sto procedendo alla digitalizzazione delle pratiche archiviate in studio, ed alla loro successiva distruzione. Mi sta passando la mia vita professionale tra le mani, ma soprattutto mi frullano in testa due riflessioni.
Questo fatto di avviare alla distruzione il cartaceo fa venire i capelli bianchi a molti, in particolare a un mio collega, il quale addirittura conserva gelosamente un decrepito pc solo perchè nella sua memoria si troverebbero i fax inviati e ricevuti circa un decennio fa, e non sa quanto alta sia la possibilità che ormai non parta più nulla. Quando rivedo roba ormai sepolta da dieci o dodici anni a me vengono dubbi anche sulla opportunità della loro digitalizzazione ma soprattutto osservo una cosa, e cioè che i vecchi fax (quelli non su carta comune) sono ormai completamente evaporati. Insomma esiste una sorta di “morte termica del fascicolo” perchè nemmeno gli atti processuali si sottraggono alla seconda legge della termodinamica.
Nella cartella contenente gli atti digitalizzati metto anche i files relativi alla pratica: neanche loro sfuggono all’entropia, perchè i più remoti vennero scritti con programmi ormai tramontati e introvabili, che giravano su sistemi operativi non più esistenti, e quindi in formati illeggibili. Se riuscissi ad aprire lo zippone che contiene gli atti del 1992 scritti con Wordstar 2000, come li leggo? E quelli scritti con WordPerfect o Lotus Write? Ma poi perchè qualcuno dovrebbe voler leggere una lettera scritta diciotto anni fa?
Questa furia archiviatrice dimentica la massima che io invece ripeto sempre, e cioè che il destino delle cose umane è che il tempo, dopo averle logorate, le distrugga.
iAmarcord
Nelle scorse settimane sono andato a trovare Quasidot, ed abbiamo ripulito la sua cantina informatica alla ricerca di un pezzo di ricambio che mi serviva. Io ho poi fatto lo stesso con la cantina informatica che mi si era formata in studio negli anni. Ho visto tecnologie che sembravano futuristiche ed oggetti per cui avevo smaniato, finire nella spazzatura perchè ormai – benchè funzionanti – talmente sorpassati da essere inutilizzabili. Mi è passata davanti agli occhi la mia vita informatica.
La mia passione iniziò con una calcolatrice scientifica la Sharp El-509 (roba piccola comunque) che comprai quando andavo in quarta ginnasio (e avevo 15 anni) e che adesso, dopo 25 anni, è nel mio cassetto a calcolar parcelle e sconti di pena. Finalmente promosso, dopo una spaventosa ricerca di mercato ebbi il mio Texas Instruments TI-99/4A. Cinquecentosettantamilalire al Computer Center di via San Vincenzo. Lo presi perchè aveva la tastiera normale, a differenza del Sinclair Spectrum, ma venne ben presto superato dal Commodore C64. Era meno di un giocattolo, ma ci lavorai attorno con l’accanimento che i miei coetanei più normali avevano nel rielaborare il loro motorino.
Lo tirai per il collo e poi dimenticai i computer che all’epoca non erano tanto diffusi e nemmeno abbordabili: un Olivetti m24 poteva costare parecchi milioni. Alla fine degli anni ottanta comprai un Commodore Amiga 500, ed anche su di esso lavorai molto tra driver esterni e espansioni di memoria. Ci riuscii persino a scrivere la tesi di laurea. Fu solo da laureato che ebbi il primo PC: un clone IBM con processore Intel 386 sx 25 Mhz (nientemeno) e da li fu per tutti gli anni a venire un inseguimento agli x86. Che mondo! Francesco diceva che per fare girare bene Windows ci voleva un 386 sx 33 ed un amico ingegnere mi chiedeva se l’sx mi servisse per progettare astronavi. E avanti così, 486, 486 sx 100, e la fine della numerazione e quindi il Pentium, il Pentium II, il Pentium III-500. Non saprei tenerne traccia perchè di computer veramente comprati ne avrò avuto a mala pena due. Il resto erano o roba assemblata da me pezzo dopo pezzo, o il frutto di upgrade continui della stessa macchina. Mi chiedo come potessero funzionare certi Frankenstein informatici. (Sempre Francesco, memore delle notti passate a installare OS/2, avrebbe la risposta: infatti non funzionavano).
Poi, all’ennesimo schermo blu, il passaggio a Linux, finchè nel 2000 l’inaugurazione del nuovo millennio comportò il passaggio alla Apple: iMac G3 (una fantastica boccia di plastica blu che adesso serve degnamente nell’altra stanza un mio collaboratore). Poi il G4 flat (l’ iLamp, la mezza palla) ed il primo portatile G4, poi il nuovo iMac G5 con cui sto scrivendo adesso, ed il mirabolante MacBook, che, in alternativa al piccolo eeePc segue le mie avventure in trasferta.
Questo per dire solo dei computer, e non parlare di telefoni, palmari ed ogni altra diavoleria che si sia mai vista in giro. Ma poche cose hanno avuto il fascino prezioso del povero TI99, così sudato, così sfruttato: era la promessa del mondo che sarebbe venuto. Ero giovane.
Buona Pasqua
Resurrexit tertia die, secundum scripturas.
Passio Domini Nostri
Crucifixus etiam pro nobis sub Pontio Pilato Passus et sepultus est
Sine ulla spe
Credevo di non sapere
l’origine del mio dolore.
Improvvisamente
me ne sono ricordato.
