iAmarcord

Nelle scorse settimane sono andato a trovare Quasidot, ed abbiamo ripulito la sua cantina informatica alla ricerca di un pezzo di ricambio che mi serviva. Io ho poi fatto lo stesso con la cantina informatica che mi si era formata in studio negli anni. Ho visto tecnologie che sembravano futuristiche ed oggetti per cui avevo smaniato, finire nella spazzatura perchè ormai – benchè funzionanti – talmente sorpassati da essere inutilizzabili. Mi è passata davanti agli occhi la mia vita informatica.

La mia passione iniziò con una calcolatrice scientifica la Sharp El-509 (roba piccola comunque) che comprai quando andavo in quarta ginnasio (e avevo 15 anni) e che adesso, dopo 25 anni, è nel mio cassetto a calcolar parcelle e sconti di pena. Finalmente promosso, dopo una spaventosa ricerca di mercato ebbi il mio Texas Instruments TI-99/4A. Cinquecentosettantamilalire al Computer Center di via San Vincenzo. Lo presi perchè aveva la tastiera normale, a differenza del Sinclair Spectrum, ma venne ben presto superato dal Commodore C64. Era meno di un giocattolo, ma ci lavorai attorno con l’accanimento che i miei coetanei più normali avevano nel rielaborare il loro motorino.

Lo tirai per il collo e poi dimenticai i computer che all’epoca non erano tanto diffusi e nemmeno abbordabili: un Olivetti m24 poteva costare parecchi milioni. Alla fine degli anni ottanta comprai un Commodore Amiga 500, ed anche su di esso lavorai molto tra driver esterni e espansioni di memoria. Ci riuscii persino a scrivere la tesi di laurea. Fu solo da laureato che ebbi il primo PC: un clone IBM con processore Intel 386 sx 25 Mhz (nientemeno) e da li fu per tutti gli anni a venire un inseguimento agli x86. Che mondo! Francesco diceva che per fare girare bene Windows ci voleva un 386 sx 33 ed un amico ingegnere mi chiedeva se l’sx mi servisse per progettare astronavi. E avanti così, 486, 486 sx 100, e la fine della numerazione e quindi il Pentium, il Pentium II, il Pentium III-500. Non saprei tenerne traccia perchè di computer veramente comprati ne avrò avuto a mala pena due. Il resto erano o roba assemblata da me pezzo dopo pezzo, o il frutto di upgrade continui della stessa macchina. Mi chiedo come potessero funzionare certi Frankenstein informatici. (Sempre Francesco, memore delle notti passate a installare OS/2, avrebbe la risposta: infatti non funzionavano).

Poi, all’ennesimo schermo blu, il passaggio a Linux, finchè nel 2000 l’inaugurazione del nuovo millennio comportò il passaggio alla Apple: iMac G3 (una fantastica boccia di plastica blu che adesso serve degnamente nell’altra stanza un mio collaboratore). Poi il G4 flat (l’ iLamp, la mezza palla) ed il primo portatile G4, poi il nuovo iMac G5 con cui sto scrivendo adesso, ed il mirabolante MacBook, che, in alternativa al piccolo eeePc segue le mie avventure in trasferta.

Questo per dire solo dei computer, e non parlare di telefoni, palmari ed ogni altra diavoleria che si sia mai vista in giro. Ma poche cose hanno avuto il fascino prezioso del povero TI99, così sudato, così sfruttato: era la promessa del mondo che sarebbe venuto. Ero giovane.

Comments 2

  • Ma va che funzionavano benissimo! E’ solo una questione di aspettative 😛

    Ciao, f.

  • Texas TI59 – Casio PB700 – Amiga 500 – Amiga 3000 – P100 Win95 – K6II Win 98 – Aspire 1200 – Sempron 2400 – EEEPC900 …
    (per la cronaca io e Roberto ci siamo conosciuti nel periodo Amiga 500)
    Io ho sempre cercato di regalare (rifilare) a qualcuno le “vecchie glorie” per cui la mia “cantina informatica” si riduce ad un paio di scatole. 😉

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