Entropia

Come forse ho già detto, sto procedendo alla digitalizzazione delle pratiche archiviate in studio, ed alla loro successiva distruzione. Mi sta passando la mia vita professionale tra le mani, ma soprattutto mi frullano in testa due riflessioni.

Questo fatto di avviare alla distruzione il cartaceo fa venire i capelli bianchi a molti, in particolare a un mio collega, il quale addirittura conserva gelosamente un decrepito pc solo perchè nella sua memoria si troverebbero i fax inviati e ricevuti circa un decennio fa, e non sa quanto alta sia la possibilità che ormai non parta più nulla. Quando rivedo roba ormai sepolta da dieci o dodici anni a me vengono dubbi anche sulla opportunità della loro digitalizzazione ma soprattutto osservo una cosa, e cioè che i vecchi fax (quelli non su carta comune) sono ormai completamente evaporati. Insomma esiste una sorta di “morte termica del fascicolo” perchè nemmeno gli atti processuali si sottraggono alla seconda legge della termodinamica.

Nella cartella contenente gli atti digitalizzati metto anche i files relativi alla pratica: neanche loro sfuggono all’entropia, perchè i più remoti vennero scritti con programmi ormai tramontati e introvabili, che giravano su sistemi operativi non più esistenti, e quindi in formati illeggibili. Se riuscissi ad aprire lo zippone che contiene gli atti del 1992 scritti con Wordstar 2000, come li leggo? E quelli scritti con WordPerfect o Lotus Write? Ma poi perchè qualcuno dovrebbe voler leggere una lettera scritta diciotto anni fa?

Questa furia archiviatrice dimentica la massima che io invece ripeto sempre, e cioè che il destino delle cose umane è che il tempo, dopo averle logorate, le distrugga.

Comments 1

  • C’è gente che legge le tavolette di argilla scritte, migliaia di anni fa, anche da tuoi colleghi (o equivalenti dell’epoca). Quindi non buttare (o digitalizzare) proprio tutto.

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