Meglio tardi che mai
Una delle (tante) cause del malfunzionamento della giustizia sta nella sua assoluta arretratezza, nella sua impermeabilità all’innovazione che fa si che tecnologie ormai consolidate inizino a fare capolino negli uffici giudiziari solo quando ormai sono irrimediabilmente superate.
Per tantissimo tempo (quando noi giravamo con un floppy in tasca) negli uffici giudiziari non esisteva se non la carta, e quando hanno iniziato a usare i floppy noi usavamo già (anche per questioni di capienza) i CD. Oggi non sanno cosa possa essere un DVD (penso lo scopriranno quando il blue ray sarà usato anche per i dati), ma usano i CD, mentre il resto del mondo ormai usa le memorie flash. Di passare i dati via rete se ne parlerà quando comunicheremo col pensiero.
Tutto ciò trova la sua ragione prima nella diffidenza, che però è sorella dell’ignoranza. Insomma negli uffici giudiziari non hanno la più pallida idea di come funzionino i dispositivi attuali, e quindi vedono in essi chissà quali minacce. Le copie degli atti scannerizzate si possono ottenere solo su CD, di metterle su pendrive non se ne parla neppure, perchè il pendrive potrebbe contenere un virus, o Dio solo sa cosa altro: non riuscendo a vedere la minaccia, se la immaginano terribile.
Questo modo di vedere le cose ha a volte conseguenza davvero bizzarre: oggi devo mandare una istanza a un Tribunale lontano. Ovviamente vogliono un fax, ma il fax non funziona. Benissimo dico, ve lo mando per posta elettronica. No, mi dicono, ci vuole il fax (notare che prima, quando esisteva solo il fax, dicevano che non andava bene e ci voleva l’originale di carta) perchè è più sicura la sua autenticità (!!!).
Nessun problema dico, ve la mando firmata con firma digitale per mezzo di una casella di posta certificata, più sicuro di così…
Panico! Deve essere per forza un fax. Capisco che il vero problema è che non hanno la benchè minima idea di come gestire la posta certificata (che non hanno) e la firma digitale (che nemmeno capiscono cosa sia).
Tempi duri
Oggi, nel breve tragitto tra il mio studio e il Tribunale ho incontrato otto (otto!) mendicanti. Un paio erano quelli storici della zona, seduti con il loro compendio di cartelli e santini, altri erano nuovi, dall’aspetto normale, una era una signora come tante. Alcuni non si limitavano a tendere la mano, ma venivano incontro, chiedendo. Certo, c’è la crisi, la manovra, i tagli. Ma la manovra e i tagli non risolleveranno queste persone ed anzi ne spingeranno in basso ancora altre. Una simile massa di bisognosi non può limitarsi a tendere la mano, e moltissimi, prima o poi (dipende solo dalla soglia personale di ciascuno) andranno a ingrossare la già nutrita schiera degli abituali utenti della giustizia penale (cioè i ladri di polli).
E verranno tempi (ancora più) duri se la giustizia penale non sarà capace di rinunciare alla sua naturale vocazione repressiva per porsi come guardiano di una giustizia (anche) sociale, se cioè non saprà garantire – semplicemente – che la legge sia uguale per tutti.
Saperlo prima
Prima di decidere occorre informarsi fino al minimo dettaglio: se avessi saputo che Vodafone dopo dodici giorni che la Vodafone Station si è guastata ancora non me la avrebbe sostituita, (e ieri mi hanno detto che mi avrebbero contattato entro ulteriori 48 ore) non avrei mai fatto il contratto con loro. Prima di fare un contratto per il telefono informarsi dell’assistenza. E comunque non farlo con Vodafone.
Se avessi saputo che per fare il tagliando alla mia piccola Mazda sarei dovuto venire fino ad Alessandria perchè le officine a Genova e Savona hanno chiuso e loro non le hanno rimpiazzate, non avrei comprato una Mazda. Prima di comprare una macchina informarsi di dove hanno l’assistenza (e anche dello stato di salute finanziaria delle officine che la prestano). E comunque non comprare una Mazda.
Insomma, è l’assistenza dove ti fregano.
Il conforto della fede
I miei genitori commettono l’orrendo errore di rivolgersi a $noto_gestore_telefonico per la linea di casa: giovedì durante un temporale cade un fulmine, vi è un fortissimo sbalzo di corrente e l’apparecchietto del gestore cessa di vivere. Chiamo il gestore, che mi dice che possono aprire la segnalazione solo se sono al cospetto dell’apparecchietto. Penso a uno scopo rituale, ma era solo per farmi fare una serie di stupide prove: togli il cavo, rimetti il cavo, spegni, riaccendi. Inizio a chiedermi quale sia la parte poco chiara di “non da segni di vita”. Nulla da fare, la fede nella indistruttibilità del loro apparecchietto è incrollabile: devono prima verificare se il problema non sia sulla linea. Questa operazione richiede cinque giorni. Telefono ogni sera, ognuno mi dice una cosa diversa, ma tutti concordano su due cose, la prima è che occorrono cinque giorni per verificare la linea, la seconda che prima di ammettere che il loro apparecchietto è rotto bisogna fare questa verifica. Stamattina mi chiama un tecnico Telecom (non quindi di $noto_gestore) il quale mi dice di avere verificato che la linea (la loro linea) funziona perfettamente, che è l’apparecchietto che non risponde, ma che deve venire a casa per le ultime verifiche, perchè se non controlla lui di persona, rifacendo le stupide prove di cui sopra (prova a scuoterla, dagli un bel pugno) l’altro gestore proprio non si convince che l’apparecchietto è defunto. Ciò detto, il tecnico va a casa, constata il decesso, riferisce che me ne verrà portato un altro e va via, immagino a predisporre una dichiarazione giurata per l’altro gestore.
Oggi chiamo $noto_gestore, perchè ormai mi fido di loro come di un aspide velenoso, e qui una stizzosa, logorroica, monomaniaca signorina, sciorinando sempre la stessa identica litania in risposta a qualunque domanda le ponessi, mi dice che mica me lo portano l’apparecchietto nuovo, al massimo me lo spediscono ma ci mettono un’eternità. Devo andare a prendermelo io col codice che mi manderanno (e che sto ancora aspettando) dopo avere aperto una (ennesima) segnalazione.
Aggiunge però che devo portare solo l’apparecchietto senza cavi ed accessori, tra cui anche una chiavetta che ci si inserisce sopra per garantirne il funzionamento in caso di interruzione della linea ADSL. Osservo che se l’accrocco è spirato per un fulmine, è ragionevole pensare che la chiavetta ne abbia condiviso il tragico destino. Mi risponde che la chiavetta può essere sostituita solo dopo avere fatto tutte le procedure di verifica e – ovviamente – aperto una nuova segnalazione.
Naturalmente, e per pura pietà cristiana, non impedirò al povero gestore di aggrapparsi a questo flebile barlume di speranza che i loro apparecchi almeno in parte sopravvivano. Anzi lo rassicuro: il caro apparecchietto estinto vive ancora, tutto intero, nei nostri cuori e nei nostri ricordi: per questo domani passo a Telecom.
Metacartello
Ecco un bel cartello ricorsivo ed autoreferenziale che ricorda il paradosso di Epimenide. Ordina di leggere i cartelli, ma per ricevere l’ordine occorre leggere il cartello. Sa che deve leggere i cartelli chi già legge i cartelli. Chi non legge i cartelli non leggerà nemmeno lui.
Oltreposta
Mi hanno finalmente attivato la casella di posta certificata governativa. Le ho dato un’occhiata e posso dire che è semplicemente “oltre”. La prima cosa che ho fatto è stato vedere quali pubbliche amministrazioni in Liguria abbiano la casella a cui scrivere: non sono moltissime, ma di ciascuna è indicato l’indirizzo, l’indirizzo di posta certificata, e financo il nome del funzionario responsabile che materialmente riceve la posta. Tra le p.a. Liguri spicca il Tribunale per il quale è indicato il nome del dirigente responsabile, che è morto da parecchi mesi. Questa posta certificata va decisamente “oltre”.
Facilis descensus Averni
Ci sono cose che si iniziano con tanta, forse troppa, leggerezza, non immaginando nemmeno dove possono portare, o semplicemente pensando “tanto io smetto quando voglio” e csosì si entra in un tunnel di cui non si vede mai la fine: la droga, l’alcool, il gioco, le collane di libri del [$noto_quotidiano]. Io sono entrato nel tunnel: ho iniziato la raccolta di una collana – ormai non ricordo neppure quando – su un argomento molto interessante, che doveva esaurirsi dopo dodici uscite. Oggi ho comprato il trentunesimo volume e siamo ormai al quinto allungo della collana. Ero certo che il trentesimo fosse l’ultimo, perchè le notizie che avevo fino alla settimana scorsa si fermavano al quarto allungo. Adesso non so se e quando la collana finirà, e non ci credo più che terminerà al trentaseiesimo volume, inizio ad avere paura che il cammino sarà ancora lungo.
Certo, la lezione di marketing è eccezionale: in effetti non so se mi sarei imbarcato in una simile impresa se avessi saputo a cosa andavo incontro, e adesso mi pesa mollare tutto a metà, soprattutto grazie alla tecnica degli allunghi perpetui, per cui dico, vabbè sono arrivato fin qui, tanto vale arrivare in fondo, mentre non so se sono a nove decimi, alla metà o a un decimo del cammino, e proprio per questo proseguo.
Questa tecnica sfrutta una caratteristica propria della mente umana, che trova poco accettabile la perdita del lavoro già fatto (insomma ho già comprato trentuno volumi, non posso non completare la collana), che è stata molto ben descritta da Matteo Motterlini nel suo stupefacente libro “Trappole mentali”.
La bravura di costoro sta nel fatto di essere riusciti a fregarmi nonostante io sapessi di questa caratteristica, nonostante io stesso me ne serva, e nonostante la abbia studiata anche per difendermene. Ma il vero raffinato sadismo sta nel fatto che stiamo parlando di una collana di psicologia.
Contrasti
Leggo sulla versione web di un quotidiano, che in Italia ci sarebbero troppe automobili, il che molto probabilmente non solo è vero, ma anche rappresenta un problema. Osservo però che prima di farmi vedere l’articolo mi è stata sciorinata una pubblicità (di un’automobile), quella di un autonoleggio, e a fianco dell’articolo che stavo leggendo scorreva un’altra pubblicità (sempre di un’automobile). Qualcuno pensa che in Italia compriamo troppe auto, qualcuno cerca di vendercene sempre di più. E’ stato bello vederli riuniti nella stessa pagina, solo che non si capiva se erano in opposizione o d’accordo. Nel senso che non si capiva se la cosa evidenziava il contrasto oppure trovava l’occasione anche in quel contesto di far passare l’idea che in fondo sarebbe il caso di cambiar macchina.
Inutili complicazioni
Dopo le donne, sento dire che adesso, come prezzo della corruzione, sono molto in voga le case.
Ma non era meglio con quelli di prima, che gli davi i soldi e loro ci si compravano quello che volevano?
Pacco certificato
Il fatto che ci fossero di mezzo le poste certificava solo che sarebbe stato un pacco, ma, illudendomi che per una volta il governo mi regalasse qualcosa, ho cercato di attivare la mia casella di posta certificata governativa. Il giorno dopo che il ministro Brunetta, in un tripudio di tromboni, ha attivato la sua casella, ho provato a registrarmi sul sito. Per tre giorni consecutivi mi è stato risposto da una signorina ammiccante che “era stato raggiunto il numero massimo di connessioni”. Pazienza, immagino che ci sia un forte afflusso. Il quarto giorno finalmente mi concede l’accesso, ma resto bloccato dopo la prima schermata. Pazienza, immagino che anche se l’afflusso deve essere diminuito, sia ugualmente elevato. Il quinto giorno riesco a registrarmi, ed alla fine appare un avviso secondo cui “la mia iscrizione è stata registrata e verrò contattato”. Silenzio assoluto per svariati giorni. Rileggendo le istruzioni per l’iscrizione (avrò sbagliato qualcosa: è tremendo che per LORO incapacità, alla fine si senta in colpa l’utente) scopro che alla fine avrei dovuto ricevere comunque l’indirizzo della mia casella. Riprovo: stavolta alla fine mi vengono comunicati tutti i dati necessari, compreso il mio indirizzo. Adesso devo andare alle Poste a farmi identifiucare. Ma devo aspettare 24 ore. Nonc apisco perchè (forse non hanno connessioni veloci) ma mi adeguo e due giorni dopo (non si sa mai) mi presento alle poste, dove firmo un documento con cui tra l’altro eleggo domicilio presso la mia casella di posta certificata (e chi è avvocato come me sa cosa implica una elezione di domicilio, anche se presso caselle di posta elettronica non ne avevo mai viste e credo che questo apra la strada a più di una questione). Oggi, a cinque giorni di distanza, la mia casella non è attiva.
Quanto ci mettete voi in media ad attivare una casella Gmail?
