Ignoranza o malafede

Non so se tutta la stampa la ha messa allo stesso modo, ma ho letto di una serie di tizi che dovevano usare il vento per fare gli impianti eolici e invece lo usavano per navigare loro a gonfie vele. Il quotidiano scrive che avevano costituito una simil P2 (una P2*2 p una P2^2, insomma una P4) cioè “una associazione per delinquere finalizzata alla commissione di indeterminati reati e caratterizzata dalla segretezza degli scopi” e che per questo è stata contestata la legge Anselmi (quella della P2, quella vera).

Ora, che una associazione per delinquere sia costituita per commettere reati è abbastanza normale, sennò che associazione per delinquere sarebbe? Ve la immaginate una associazione per delinquere finalizzata alla beneficenza (se non nella foresta di Sherwood)? Anzi, associazione per delinquere per commettere reati è anche una ripetizione, atteso che delinquere significa appunto commettere reati. la verità è che nel nostro ordinamento in tema di reati associativi vediamo una associazione per delinquere semplice (416 c.p.), una di stampo mafioso (caratterizzata da omertà, controllo del territorio etc.: 416-bis c.p.), e pochissime ipotesi di associazioni qualificate, cioè finalizzate a reati particolari (principalmente il traffico di stupefacenti art. 74 d.P.R. 309/90). Dire che uno è accusato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati indeterminati significa dire che è accusato di associazione per delinquere. Punto.

Discorso in parte analogo va fatto per la segretezza: è infatti abbastanza normale anche che le associazioni per delinquere non dichiarino i propri scopi e non ci tengano a fare sapere che esistono. Solo la Banda Bassotti aveva la targa fuori dalla porta. Peraltro gli scopi (almeno quelli rilevanti) delle associazioni per delinquere sono chiari, e sono la commissione dei reati, che non a caso la dottrina chiama reati-fine del reato-mezzo associativo.

Resta la legge Anselmi, la quale però non si occupa di associazioni per delinquere (per le quali c’è il codice penale), ma di associazioni segrete, cioè quelle i cui membri non commettono reati, ma “interferiscono” colle funzioni pubbliche, perchè – come si dice dalle mie parti – “sono in cocca” tra loro.

Sarebbe così bello se la gente potesse sapere veramente cosa succede e cosa la legge dice. La legge che dovrebbe essere la regola di tutti, e non qualcosa da plasmare – con ignoranza o malafede – per riempirsi la bocca.

Comments 3

  • Povero Aquilio, se avesse sentito parlare dei reati “penali”.

  • parlino pure di reati penali o di che c… vogliono. L’importante e’ che ne parlino (e che possano legittimamente continuare a parlarne ….)

    comunque è una notizia preoccupante (e non per l’ignoranza in materia di diritto dei giornalisti … che pure sarebbero tenuti a sostenere anche un esame di diritto)

    • E’ importantissimo che ne parlino e che possano continuare a parlarne, ma proprio per salvaguardare questa a mio avviso irrinunciabile funzione, credo sia importante che ne parlino “bene”: vedi, io quando leggo strafalcioni in articoli relativi a cose per cui posso avere un minimo di competenza, inizio a sospettare che ve ne siano a iosa anche negli articoli relativi a cose per cui non ho nessuna competenza, e quindi automaticamente inizio a pensare di avere a che fare con gente o ignorante o in malafede. Questo vale per tutti. Se un panettiere legge un articolo in cui si sbaglia clamorosamente come si fa il pane, non sarà poi tanto convinto che le scarpe si facciano proprio come dice l’articolo a fianco. Quello che vorrei dire è che la stampa dovrebbe cercare di avere un minimo di autorevolezza, perchè se non ce l’ha, non ha nulla da perdere a fare quello che fa per esempio [omissis]…

Leave a Reply

%d bloggers like this: