Essere o non essere?

questo è il problema! Che cos’è più nobile? Soffrire nell’animo per i sassi e i dardi scagliati dall’oltraggiosa fortuna, o impugnare le armi contro un mare di affanni e combatterli fino a farli cessare? Morire, dormire…niente più…e con il sonno dire che poniamo fine al dolore della carne e alle mille afflizioni naturali a cui la carne è destinata. Questa è la fine che bisogna desiderare ardentemente! Morire, dormire..forse sognare. Ecco il difficile. Perchè quali sogni potranno visitarci in quel sonno di morte, quando saremo usciti dalla stretta di questa vita piena di affanni mortali, è un pensiero su cui ci si deve fermare a riflettere, e sono proprio pensieri siffatti a prolungare la durata della sventura. Perchè, chi sopporterebbe

  • le sferzate e le irrisioni del tempo,
  • i torti dell’oppressore,
  • le offese dei superbi,
  • le pene di un amore respinto,
  • i ritardi della legge,
  • l’arroganza dei potenti,
  • gli scherni che il meritevole pazientemente subisce da parte di gente indegna,

potendo trovare pace da se stesso con la semplice lama di un pugnale? Chi sarebbe disposto a portare carichi sulle spalle, a gemere e sudare per le difficoltà della vita, se non ci fosse il timore di qualcosa dopo la morte, questa terra inesplorata dai cui confini nessun viaggiatore è mai tornato indietro, timore che, confondendo la nostra volontà ci induce a sopportare i mali di cui siamo afflitti, piuttosto da spiccare il volo verso altri a noi completamente ignoti? Così la riflessione ci rende tutti vili.

Comments 5

  • Primi Levi osservava che come non esistre la felicità
    perfetta, così non esiste l’infelicità imperfetta. E parlava con
    cognizione di causa. O meglio, l’infelicità perfetta esiste solo
    come astrazione poetica che, se espressa in alti versi, è pur
    degna. Tuttavia, se ben si ascolta Bach (o,per anime più
    superficiali come me, il buon Antonio eddai, pure il Giorgio
    Federico) non è più possibile fermarsi solo sulla infelicità,
    perché l’incontenibile potenza del grosso raddrizza e sopratutto
    ridà vita al più malinconico e financo disperato solista. Di fronte
    ad un contrappunto ben strutturato la lama appare cosa povera e
    abbastanza spregevole:

    • Grandissimo Etienne64: come sai, Giovanni Sebastiano, Antonio e Giorgio Federico sono tutti miei cari amici. Il solo fatto di avermeli ricordati mi è stato di consolazione. Buon Natale.

  • Concordo di più con Leopardi e Schopenhauer: La felicità è solo la momentanea assenza del dolore.

    Perchè non usiamo la lama?
    Per colpa dell’istinto di sopravvivenza e di quell’ inganno chiamato Speranza.

  • E il dolore è solo momentanea assenza di felicità. Solo che
    non fa figo dirlo.

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