Roby Rubacuori
Da un po’ di tempo a questa parte sono accerchiato da pulzelle che mi abbordano in rete: facebook, skype, gtalk, non importa, un vero assalto. Si tratta ovviamente di tentativi di truffa, nemmeno ben congegnati: iniziano dicendo che vogliono avere una relazione, si chatta un po’, ci si scambia due foto, lei inizia a dire che sei l’uomo della sua vita, e pochi giorni dopo che se non le mandi qualche soldo le tagliano la connessione e non si può chattare più. Io a questo punto dico che la capisco perchè anche io sono indietro di molte bollette e che presto mi verrano tagliati i fili. Poi taglio i fili bloccando il contatto: mi sono abbastanza divertito alle sue spalle. Sui giornali appare notizia di fatti più antipatici, con scambio di esibizioni via cam (il contatto in cam è sempre richiesto, io non lo ho mai accordato), solo che quelle della vittima son registrate e poi parte il ricatto. La signorina di turno scrive dai paesi più vari e la dimostrazione che la cosa è fatta su larga scala è che spesso come quando si tratta di annunci di donne online mandano la stessa foto attribuita a identità diverse (se poi si devono far vedere in cam la faccia deve essere la sua e avere una complice per ogni identità poi il gioco non vale la candela). Pazzesco che qualcuno ci caschi: davvero un tempo strano quello in cui qualcuno può credere di essere l’uomo della vita di una perfetta sconosciuta che ti ha pescato a caso tra gli iscritti a skype. Io ho adottato una mia tattica: appena mi chiedono una foto, gliene mando una del nostro beneamato premier. Più dongiovanni di così…
Stato di Polizia
Edicola alla genovese
Coazione a ripetere
Le Ferrovie sono così abituate a ritardare in qualcosa, che l’altro giorno hanno annunciato in partenza un treno che se ne era già andato da un po’, e tutte le mattine danno con cinque minuti di ritardo il mio treno, che invece arriva in perfetto orario (giusto perchè non ci si prenda il vizio).
La legge, in certi casi, è uguale per tutti
…ed il processo a Berlusconi Silvio è perfettamente identico a quello di tutti gli altri, e come per tutti gli altri, la prima udienza è una cosiddetta “udienza filtro” nella quale non si fa assolutamente nulla. Che sia durata nove minuti, non è una notizia.
Le ragioni di Berlusconi
Silvio (se le signorine lo chiaman Papi, io credo di poterlo più virilmente chiamare così) avrà anche le sue colpe, ma i magistrati d’Italia ce la mettono davvero tutta a trasformare in un ardente berlusconiano ogni cittadino che abbia la ventura di avere a che fare con loro.
Difendo una ragazza, nigeriana: il suo “fidanzato” la ha costretta a mazzate a prostituirsi; l’ha spedita a mazzate in quasi tutti i bordelli d’Europa (con viaggi organizzati nei minimi dettagli); quando è rimasta incinta l’ha fatta abortire a mazzate (non l’ha mandata ad abortire a mazzate, le ha procurato lui l’aborto a calci nella pancia); alla fine a suon di mazzate le ha fatto perdere un occhio (proprio tolto, adesso ha una protesi). Siccome nonostante questo è anche una persona civile, la mia assistita, anzichè procurarsi un’arma e sparargli, lo ha denunciato.
Ovviamente non riesce ad ottenere all’esito del processo alcun risarcimento, salvo una cifra meno che simbolica che nemmeno copre le spese. Chiede però una cosa: che le venga restituito l’iPhone che il fidanzato le aveva portato via e che era stato per questo sequestrato nel corso delle indagini.
Istanza respinta perchè la sentenza non è ancora definitiva (patteggiamento impugnato in Cassazione che ha fissato udienza con rilevata manifesta infondatezza).
Funere mersit acerbo
Oggi, a fronte della ennesima telefonata di sedicente personale telekom che vuole parlare con il responsabile della telefonia, ho risposto d’impulso: mi spiace, è morto ieri pomeriggio. La signorina, spietata: non c’è qualcuno che lo sostituisca? (Le telco non si fermano nemmeno davanti ai morti). Ho risposto: un po’ di rispetto per il dolore! E ho riattaccato.
