Fatta la legge.

Breve ma utile manuale dei modi maggiormente in voga per aggirare a proprio comodo quelle cose fastidiosissime che si chiamano regole.

Il codice di procedura penale dice che il giudice dopo avere letto il dispositivo in udienza ha quindici giorni per depositare la motivazione della sentenza, dopodichè il difensore ne avrà trenta per l’impugnazione. Il codice dice pure che se si tratta di una cosa molto semplice il giudice può scrivere la motivazione subito e leggerla assieme al dispositivo, ma in tal caso (proprio perchè si tratta di roba semplice) il difensore ha solo quindici giorni per fare appello dal giorno della lettura. In un caso il mio termine è in effetti di un mese e mezzo, nell’altro di quindici giorni.

Ma tutti sanno che gli avvocati sono onniscienti e dotati di un fisico bestiale, per cui tutto quel tempo è uno spreco inutile , e quindi come fa il giudice a giustamente tenersi il proprio termine per scrivere la sentenza, togliendo al difensore il suo?

Semplicissimo: basta che il giudice dopo la discussione anzichè ritirarsi, decidere e leggere il dispositivo, rinvii di quindici giorni per repliche che nessuno gli ha chiesto (il PM non si alzerà certo per dire: repliche? Quali repliche?); alla successiva udienza verbalizzerà la rinuncia delle parti alle repliche e leggerà il dispositivo con la motivazione contestuale, che lui, il giudice, ha potuto farsi con comodo negli usuali quindici giorni, ma io difensore dovrò appellare nei quindici giorni generalmente riservati alle questioni più semplici.

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