C’era una volta

C’era una volta un concetto di giustizia che fosse giusta. Ma parevano bizantinismi, insomma occorreva pesare tutto col bilancino e la cosa era lunga. Allora il concetto si è perso un po’ per strada, dando vita a quello che alcuni chiamano giustizialismo, e che a me sembra una specie di vendetta. Una cosa molto giusta era che si dovrebbe togliere a chi commette un reato quanto quel reato gli ha fatto guadagnare, ma per essere giusta per davvero occorreva che ci fosse un legame chiaro tra quello che veniva tolto ed il reato che era stato commesso. Uno che ruba una macchina gli si deve togliere la macchina rubata e non è giusto invece portargli via la lavatrice che magari se la era comprata lavorando onestamente. Il concetto diventa chiaro se si capisce che una cosa è togliere al reo il provento del delitto, ed un altra cosa è il risarcimento del danno: per i danni si risponde con tutto il proprio patrimonio (quindi anche con la lavatrice) ma la confisca del prezzo o provento del reato è altra cosa, e deve colpire solo il prezzo o provento del reato, per essere giusta.

Ma non va sempre così: un giorno viene inventato il sequestro per equivalente, che si applica ai reati fiscali: è troppo difficile trovare i soldi che ti sei imboscato? Benissimo, sequestriamo qualunque altra cosa riusciamo a trovare a concorrenza della somma in questione (nell’esempio, anche la lavatrice). Non è bello e nemmeno giusto perché uno magari la casa (di questo per lo più si tratta) se la era comprata ben molto prima, e pure onestamente, e quella casa di certo NON è prezzo o provento del reato.

Ma c’è di peggio: per certi reati la legge prevede la confisca di tutti i beni, in quanto si presume che siano frutto delle attività criminali del proprietario. Così un tizio che è stato giudizialmente accertato avere ricettato cinque orologi di valore (e questo è il solo fatto che si può legittimamente dire essere stato accertato), poiché aveva un tenore di vita oggettivamente elevato, si vede portare via TUTTO il suo patrimonio, sebbene molto beni fossero stati acquistati molto tempo prima, sebbene di molti beni si sia dimostrata la provenienza, ed in relazione a reati che si, se pensa che uno abbia fatto perché viveva alla grande, ma che non sono stati giudizialmente accertati.

I giustizialisti diranno che comunque ben gli sta, che ognuno deve rendere conto di ogni centesimo che ha, e che se uno commette dei reati in fondo non è il caso di andare tanto per il sottile. Tristemente (perché un simile discorso è il tramonto di tutta una civiltà) dico che ci possiamo rassegnare ai ricorsi storici e dire che può anche andare bene così, purché si dica, e fare come si faceva una volta che al reo gli si tagliava la testa, gli si portavano via i beni, gli si bruciava la casa e si mandavano in esilio i figli. (Come effettivamente successo al tizio di cui alla colonna infame qui sotto).

A memoria dell’infame Giulio Cesare Vachero, uomo scelleratissimo, il quale avendo cospirato contro la Repubblica, mozzatogli il capo, confiscatigli i beni, banditigli i figli, demolitagli la casa, espiò le pene dovute (1628).

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