Decadenza

Non so. Non so se abbiamo chiamato “crisi” quella che è invece decadenza, o se la decadenza sia conseguenza della crisi o se la crisi sia un effetto della decadenza. Sta di fatto che vedo una grande decadenza ovunque. Un degrado, un deterioramento palpabile, in tutto. Tutto sta cadendo a pezzi, tutto sta scadendo. Potrebbe essere colpa della assurda preponderanza che oggi si da all’economia, che ha di fatto sovrapposto la categoria dell'”economicamente utile” a quella dell'”eticamente preferibile”, sta di fatto che a me sembra che il tessuto che teneva assieme la società si stia sfilacciando.

Non si lavora più con gioia né con soddisfazione, si cerca di fare sempre meno e quel poco lo si fa male, e del resto, come potrebbe essere altrimenti. Se ho un salario da fame, perché dovrei impegnarmi a fare bene? Se nessuno viene a comprare nel mio negozio, perché lo dovrei tenere aperto? Se tutto quello che riesco a guadagnare lo devo usare per pagare il fisco, chi me lo fa fare di guadagnare?

Ecco io sono qui: le persone che vengono qui non pagano, pagano poco e male, lo fanno malvolentieri, si lamentano, si inventano qualunque cosa per non pagare, per rubare il mio lavoro, saltano appuntamenti; quanti mi devono qualcosa tardano da morire a darmelo, per tutti devo avere un po’ di pazienza, e nessuno ha pazienza per me. Insomma, chi me lo fa fare?

Telefono a colleghi che non mi richiamano, deposito istanze che restano senza risposta, seguo processi dei quali non se ne sa più nulla, mando mail che restano regolarmente senza risposta. Del resto, chi glielo fa fare?

Comments 5

  • Mi limito a citarti una roba che ho trovato per la rete…

    <>

  • sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo. (ghandi)

  • Io in un bar come tanti:

    “Buongiorno! Vorrei un cappuccino”

    L’anziana barista, mi serve senza rispondere né guardarmi negli occhi.

    Degusto il cappuccino (a me piace degustarlo, non tracannarlo in un sorso), a consumazione finita, la barista mugugna ad alta voce:

    “Ah! Me credeivu no ti l’aviesci finiu ciù” (Ah, credevo non l’avresti più finito!)

    Più basito che alterato chiedo il conto:

    “Uno e quaranta!”

    Io:”Mi scusi… Non è per essere pignolo, ma sul listino c’è scritto uno e venti…”

    Lei:”Hai preso l’acqua, l’acqua si paga, eh!”

    Avevo chiesto il canonico bicchierino di acqua del rubinetto.

Leave a Reply

%d bloggers like this: