Kos’è Genova

A volte Genova è una città che ti leva quasi la voglia di vivere. Per carità, stavolta non voglio assolutamente soffermarmi sul presunto brutto carattere dei miei concittadini, nè su quella sacrosanta (alla fine genovese sono) contrarietà agli sprechi che è un po la cifra della città. Voglio soffermarmi sulle condizioni atmosferiche: questo è stato un inverno non particolarmente rigido, ma che stenta a sfociare nella primavera. Forse parlo solo perchè sono stanco della pioggia, forse parlo solo perchè sono (e riconosco di essere) fortemente meteoropatico, ma a Genova non piove come dalle altre parti. La pioggia a Genova è una esperienza globale. Innanzitutto a Genova piove in orizzontale. La pioggia qui da noi è inevitabilmente associata ad un vento implacabile, che rende impossibile qualsiasi protezione. Soprattutto rende inservibili gli ombrelli. Io non ho un’ombrello intatto, e se lo avessi, durerebbe poco, perchè il vento genovese distrugge senza pietà tutti gli ombrelli. Ogni volta che piove i cassonetti traboccano di ombrelli distrutti, le strade sono costellate di relitti di ombrelli abbandonati, di ogni foggia e modello. Peraltro, ovvio che nessuno se la senta di investire in un ombrello il cui destino è segnato, e quindi se vedi per strada uno con un ombrello intero, o non è genovese o è appena uscito di casa. In ogni caso l’ombrello resterà intatto per poco. Come se non bastasse a Genova piove anche dal basso verso l’alto: mi riferisco alle pozzanghere che, stanti le condizioni medie del selciato, assumono proporzioni oceaniche. tanto varrebbe uscire in costume da bagno, pioggia di sopra, pioggia di lato, ombrello distrutto e piedi bagnati.

Inevitabile rifugiarsi nella fantasia e sviluppare un desiderio di evasione, che allo stato ahimè non mi posso permettere: chissà perchè (e chi la indovina è bravo) da qualche tempo sogno di passare qualche giorno sull’isola di Kos. Prossimamente su questo sito.

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