E tre

L’indomani mattina siamo partiti alla volta di Assisi. Come per la tappa precedente non vi era autostrada da percorrere e anche la fruizione del panorama ne ha giovato. Prima tappa, Santa Maria degli Angeli e la Porziuncola (la piccola chiesetta dentro la chiesona, ove morì San Francesco), alla quale siamo acceduti dopo avere risolto (con successo) un piccolo ma impegnativo enigma sulla segnaletica del posteggio. Qui purtroppo si è verificato un episodio che ha leggermente turbato l’atmosfera serafica che iniziavamo a respirare. Francesca indossava un paio di pantaloncini che a me non sembrava nulla di pornografico, ma non così la pensò un curioso personaggio (che pareva assunto con le quote protette) che appena entrata in chiesa le ha imposto una piccola rivisitazione del burqa in salsa cattolica. Ignoto il criterio di scelta, visto che lo stesso non accadeva a persone molto meno decorose di lei, e questo peraltro nei luoghi di un tizio che per esprimere il suo rifiuto delle ricchezze materiali si spogliò nudo davanti a tutti. Bah, quisque sua sidera. Restituito il burqua e reciprocamente confortatici in un rinnovato anticlericalismo, ci siamo finalmente inerpicati verso Assisi. Ovviamente il primo problema è stato lo stoccaggio della macchina, e mi sono reso conto come oggi il posteggio sia la cosa su cui più di ogni altra i comuni lucrino. Il parcheggio è stato il solo luogo in Assisi per entrare nel quale abbiamo dovuto pagare. Anzi, abbiamo dovuto negoziare, districandoci tra convenzioni (se hai un albergo in paese paghi meno) e clausole contrattuali (giornaliero fino a mezzanotte, ventiquattro ore, abbonamento che entri e esci quanto vuoi etc…) ma alla fine abbiamo ottenuto quello che volevamo: 12 euro per ventiquattr’ore con facoltà illimitata di entrata e uscita. Ci son voluti due avvocati, però ci siam riusciti. Prima tappa, la basilica di San Francesco: ingresso dalla piazza inferiore, visita alla basilica inferiore ed alla tomba di San Francesco (un luogo che lascia il segno) e poi la basilica superiore: il solo luogo al mondo che se guardi da una parte vedi dipinti di Giotto, se guardi dall’altra vedi dipinti di Cimabue. Assisi non è enorme e dopo una torta al testo (un focaccia che dentro ci metti un po’ quello che vuoi) risalendo la via principale si raggiunge Santa Chiara e da li San Rufino. Ad Assisi, avrete capito, le chiese non mancano. Non manca ovviamente il relativo merchandising, che però non si limita a San Francesco, essendo numerosi i negozi che trattano articoli che definirei “tecnici” (ovviamente per un parroco). Vi serve un ostensorio, un turibolo, un reliquiario, una pisside? Assisi è il posto per voi. Nei dintorni abbiamo visitato l’eremo delle carceri (dove San Francesco viveva in una grotta all’addiaccio) e San Damiano (la chiesetta che Francesco riparò e dove c’era il Cristo Crocefisso che gli parlava). E’ stata probabilmente la tappa più bella del nostro giro, Assisi ha una atmosfera tutta sua. Dal sacro al profano, anche la cena è stata la migliore in assoluto in una vecchia trattoria del centro che proponeva un menù degustazione abbondante e completo. Francesca si è spinta fino a mangiare il piccione. Io mi sono attestato sulle più rassicuranti salsicce. L’albergo dove siamo scesi era in piazza Santa Chiara (dalla finestra della stanza potevamo quasi toccare l’arco laterale della basilica) ed è il posto dove abbiamo dormito peggio: non solo l’albergo (a differenza dei due precedenti) non aveva aria condizionata, ma la piazza si è rivelata un luogo non così di pace come si potrebbe pensare, e non per colpa delle clarisse che recitano l’ufficio all’una di notte e alle sei, ma per colpa del comune che la mattina tira a lucido la piazza a partire dalle cinque con numerosi ed insistenti passaggi di spazzatrice meccanica. Dimenticavo: se il suono delle campane vi sveglia, vi consiglio di portarvi i tappi o scegliere un albergo fuori città.

Comments 2

Leave a Reply

%d bloggers like this: