Ultima tappa

E così, svegliati dai clamori della lucidatura di piazza Santa Chiara, ci siamo rimessi in moto alla volta di Orvieto: anche qui tragitto senza autostrada ed anche qui tragitto davvero bello. Mi sono in questo giro convinto che le autostrade saranno anche più veloci, ma si perde (in taluni casi) parecchio a percorrerle. Orvieto si trova su un pianoro rialzato di materiale vulcanico, i cui lati a strapiombo variano in altezza da 30 a 50 metri. Insomma, siccome in centro di certo non si posteggia, si deve salire. Ormai stanchi della ricerca del posto migliore che ha contraddistinto ogni nostro ingresso in una città, ci siamo infilati nel primo silos a pagamento che abbiamo trovato: quello che prometteva scale mobili fino al centro. In fondo 12 euro per ventiquattr’ore (e le scale mobili) non sono un cattivo affare. Ed eccoci ad Orvieto. Anche qui si può comprare un bel bigliettone cumulativo per entrare quasi dappertutto. Son venti euro, ma comprende davvero molti ingressi, al punto che non siamo riusciti a usarli tutti (ogni volta che va da qualche parte ti bucano la relativa casella come un biglietto del treno), ma siccome curiosamente il biglietto risulta essere valido fino al 31 dicembre 2015, non disperiamo di riuscire a completare la gita. Su tutto troneggia lo strepitoso Duomo, che davvero è da vedere: la conformazione della piazza consente di abbracciarlo tutto con lo sguardo, per quanto immenso, ed iniziare a intravederlo dai vicoli che sbucano nella piazza è davvero suggestivo. Anche l’interno è molto bello, ed in particolare si segnala la cappella di San Brizio (una sistina in miniatura) e la cappella del miracolo del corporale. Qui si può ammirare una reliquia consistente in un tovagliolo da altare macchiato di sangue. Un giorno (di 750 anni fa) un prete stava celebrando messa a Bolsena, e nel mentre consacrava l’Ostia deve avere pensato qualcosa del tipo “ma che sciocchezza è mai questa, figurarsi se questa roba adesso diventa vero corpo di qualcuno” ed in quel momento l’Ostia prese a sanguinare macchiando il tovagliolo. In effetti era in corso il giubileo del Miracolo del Corporale, che stando alla stampa locale al momento non pare essere stato un successone. Diversamente rispetto ad Assisi (dove avevano solo la pettorina) qui i custodi della cattedrale erano in giacca e cravatta tiratissimi a lucido con il loro bello stemma ricamato sul taschino. Li puoi vedere anche nella cattedrale di Genova e sono figuri in genere insopportabili, perchè evidentemente si sono convinti che la chiesa sia di loro proprietà: insomma veri caporali (nel senso decurtisiano del temine). A Orvieto uno a me ha intimato di non fare fotografie all’interno della chiesa, bevendosi poi la incredibile balla che non stavo facendo foto ma solo apprezzando i particolari per mezzo del teleobiettivo (poi le foto ve le guardate su flickr). Dal Duomo passiamo alla torre del Moro (molti scalini ma vista bella sulla città) e dopo un pasto frugale alla gita per la Orvieto sotterranea. Orvieto infatti ha una sorta di città scavata ne tufo sotto la città di superficie, ma le numerose cavità (1200 quelle finora censite) non sono interconnesse tra loro, quindi non esiste un labirinto da percorrere, ma solo una serie di cantine da visitare. Le abbiamo visitate: molto belle. Tra queste cavità si trovano dei pozzi, che possono arrivare a 30 metri di profondità, e ce ne sono di due tipi: quelli scavati dagli etruschi, che sono fatti a misura di etrusco (rettangolari, 70 per 18o, tutti identici e coi buchi che fanno da scaletta) e quelli scavati dopo, tondi e più larghi. Il pozzo della cava unisce le due cose, perchè è stato scavato seguendo quello rettangolare etrusco che adesso figura come una sorta di scanalatura sul suo lato. Ma il top del pozzo è quello di San Patrizio. 50 metri nella rocca con doppia scala elicoidale (così i muli con otre che scendevano a prendere acqua non si scontravano con quelli che salivano. Opera ingegnosissima e che mi ha molto colpito. Non saprei dire a Orvieto come si mangia, perchè nella antica trattoria del quartiere medievale dove siamo andati la sera ci hanno messo davanti un piatto di spaghetti alla carbonara così monumentale che poi non si è potuto assaggiare altro. Quello era comunque buonissimo. Orvieto è un posto molto fresco e si dorme bene anche se l’albergo non ha l’aria condizionata (che peraltro aveva timidamente promesso). Quello in cui abbiamo alloggiato era in pieno centro e la camera dava su una silenziosa corte ombreggiata da una grande magnolia. Insomma silenzio e frescura. Dopo quella carbonara ci voleva.

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