Rieccoci

Orvieto era la nostra ultima tappa, e all’indomani abbiamo iniziato il viaggio di ritorno. La intenzione originaria era quella di prendere la A1 e correre a casa, ma ci dispiaceva talmente tanto che il nostro giro fosse finito (una vacanzona, come avete potuto leggere) che abbiamo deciso di deviare un poco per prolungare quantomeno l’illusione della vacanza. Sempre lungo la via provinciale (l’Italia si potrebbe percorrere interamente lungo lentissime ma bellissime provinciali, per lo più deserte) ci siamo diretti a Bolsena, incontrando lungo il tragitto il paese di Pitigliano, che si vanta di essere la capitale del tufo. Il paese è in effetti arroccato su un pianoro di tufo a strapiombo, con un effetto così bello che ci siamo fermati a fotografarlo in una piazzola da cui si vedeva molto bene (e dove decine di turisti stranieri erano fermi per lo stesso motivo). A Bolsena abbiamo visitato la parrocchia teatro del miracolo del corporale, custodito a Orvieto e di cui ho già detto, e fatto una passeggiata sul lago, così, per attardarci un poco. Tappa successiva (perseguita da Francesca con ferrea determinazione, della quale le sono grato): Saturnia, e precisamente le cascate del Molino: qui vi è una cascata di acqua sulfurea termale a 37° che scende lungo una serie di gradoni in cui si formano una sorta di confortevolissime piscinette naturali. Il posto è dotato di ampio posteggio e – tenetevi forte –  è tutto pubblico, cioè gratis. Un posto magnifico: ci siamo a lungo crogiolati nell’acqua calda, favoleggiando degli strepitosi benefici che quelle abluzioni ci avrebbero portate. Credo che abbiano fatto più bene all’anima che al corpo perchè, una volta uscito ero molto sereno, ma a parte una puzza di zolfo che nemmeno Dante uscito dall’inferno, fisicamemte abbastanza uguale a prima. Un pasto frugale al bar del mulino e ormai era davvero tempo di tornare. Siam saliti in macchina e passando da Grosseto e Livorno siamo arrivati a Genova. Mi rendo conto che non è stato chissà che viaggio, ma è stato tutto quello che almeno per adesso quest’estate sono riuscito a fare, e scriverlo qui mi ha aiutato a riviverlo, a prolungarlo e a ricordarlo. Ovviamente ho omesso alcuni particolari spiacevoli ai quali ho deciso di dedicare alcuni prossimi post.

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