La solitudine

Credo sia un dato di fatto che al 99% delle persone che ci circondano, di noi non gliene frega assolutamente nulla. Del restante 1%, un buon 0,5% è composto da persone che gioiscono delle nostre disgrazie, per i motivi più vari, e solo l’altro 0,5% è composto da persone che realmente hanno a cuore le nostre sorti, che si dispiacciono se stiamo male e che sarebbero disposti ad aiutarci in caso di difficoltà.

Il guaio è che all’interno di questi, uno 0,25% è rappresentato da persone che, si, vorrebbero aiutarci ma non hanno assolutamente la più pallida idea di come farlo. Costoro danno vita al primo grande paradosso della solitudine: chiedono a te (che non sai in quel momento dove sbattere la testa) cosa debbano fare per aiutarti, aggiungendo alla afflizione del tuo problema, quella del non essere in grado di aiutare ad aiutarti chi ti vorrebbe aiutare.

Resta uno 0,25% composto dalle persone che vorrebbero sinceramente aiutarti, e che saprebbero pure come, solo che (secondo paradosso della solitudine) hanno un problema più grosso del tuo, e quindi sono loro che ti chiedono aiuto, e tu sistematicamente sei nella situazione di averli a cuore e di essere in grado di aiutarli.

Non resta che la “rinuncia di sé” come ci insegna (forse) Tommaso Da Kempis.

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