Il male e i suoi mezzi

Uno dei mali della odierna società è la irrefrenabile tendenza a fare fare a qualcun altro il proprio lavoro. Questa tendenza assume una ampiezza preoccupante quando si tratta di lavoro che dovrebbe essere fatto dallo Stato, anche perchè in tal caso gli avvocati rappresentano un bersaglio d’elezione.

Una legge recente ha (meritoriamente) consentito agli imputati di delitti non gravissimi di estinguere il reato mediante un periodo di messa alla prova prima del processo. Incaricato della bisogna è l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna del Ministero della Giustizia (affettuosamente detto UEPE). L’UEPE dovrebbe fare una istruttoria per vedere cosa far fare al richiedente, solo che all’UEPE sono in pochi ed i richiedenti sono tanti. E allora che si fa? Semplice, l’istruttoria la si fa fare agli avvocati. Quello che segue è uno stralcio di un autentico messaggio arrivatomi dal’UEPE (ammirate la maiuscola di “ufficio”):

“Le comunico che il modulo che Le ho allegato è stato concordato con l’Ordine degli Avvocati per agevolare il lavoro di questo Ufficio. Le informazioni contenute nel modulo sono necessarie per l’assegnazione e utili per poter fare delle prime valutazioni sommarie, visto l’ingente carico di lavoro di questo Ufficio con l’enorme difficoltà a smaltirlo nei tempi richiesti.”

Da questa comunicazione fa capolino un0 dei mezzi preferiti da mali di questo tipo per realizzarsi, e cioè il “protocollo di intesa” (cioè l’accordo con l’ordine professionale). Sono documenti con cui qualcuno ha deciso per me a mia insaputa e senza consultarmi, vincolandomi di fatto a un comportamento di per se non obbligatorio.

Ma questo passi: si tratta pur sempre di gente che ho in qualche modo eletto. Il bello è che il protocollo serve solo a “agevolare il lavoro di quell’ufficio”. Complicando il mio.

Quisquilie, ovviamente.

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