Piccoli Egesia crescono

Egesia era un filosofo dell’antichità che fu soprannominato “persuasore di morte” perchè insegnava una filosofia che spingeva al suicidio chi la abbracciava (ed infatti gli venne prudentemente proibito di insegnarla). Da qualche tempo a questa parte ho notato che si sono moltiplicati i casi di persone che, coinvolte a vario livello in disavventure giudiziarie, minacciano di suicidarsi. Attenzione però, non è il suicidio stoico, non è l'”emittit se” di Seneca, è il bambinesco capriccetto di chi dice: “mi vuoi processare? ed io mi ammazzo così impari, e lascio pure una lettera dove dico che è tutta colpa tua che sei brutto e cattivo”. Io ovviamente mi chiedo come sia possibile che per queste persone la loro stessa vita valga tanto poco. Si tratta per lo più di idiozie dettate dalla stizza, ma il concetto secondo me vale. Sarà che non si parla altro che delle persone che si suicidano per “la crisi” e quindi la cosa è di moda, ma se le persone si suicidano per la crisi io devo concludere che la crisi non è solo economica. Chi sono quindi adesso i persuasori di morte che ci stanno ammorbando, chi insegna ai nostri simili che la loro vita vale così poco che è il caso di porvi fine per non avere una condanna per guida in stato d’ebbrezza? O per non subire un pignoramento da pochi soldi? Tra le tante ipotesi aggiungo questa: la nostra società ha disperatamente cercato di dimenticarsi della morte, di ridurla, svilirla, nasconderla, cercare in ogni modo di non vederla, e di non vedere la sua possibile implicazione: il giudizio, che era poi ciò che fermava la mano di Amleto. Una volta feci un processo e l’imputato era morto. Quando mi chiesero dov’era risposi che era andato a rispondere a più alto Giudice. Impiegarono parecchi secondi a capire cosa intendessi. Fatalmente togliendo valore alla morte, perde valore la vita, che in fondo è tanto preziosa proprio perchè finisce.

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