Requiescant in pacem

Cessate di uccidere i morti, ammoniva Ungaretti, ma evidentemente nelle pubbliche amministrazioni non leggono Ungaretti (cioè lo si capiva anche da altre cose e peraltro se è per quello si capisce che non leggono nemmeno Montale e nemmeno Wittgenstein e neppure Leibniz, cioè non leggono proprio o al massimo la Gazzetta dello Sport). Sta di fatto che ho moltissimi episodi da raccontare in cui il morto proprio non vogliono lasciarlo riposare in pace: si va dall’ufficio pubblico che mi respinge un certificato di morte perchè emesso da più di 180 giorni (e la morte non è uno stato suscettibile di modificazione) all’ufficio giudiziario che non si accontenta della fotocopia del certificato di morte e vuole l’originale (procedete pure, poi la esecuzione la fate al cimitero). Ieri mi viene consegnato un certificato di morte attestante un curioso caso di morte retroattiva: il defunto è morto a febbraio del 2016 e nato a febbraio del 1916 (bella età, quindi, ha mancato i 100 per dieci giorni). Nel certificato di morte però il comune dice che è morto a gennaio. Per equità però lo fa nascere un mese prima, sempre a gennaio (del 1916). Insomma alla fine il conto torna (mi ricorda la tragica scena finale in Brancaleone alle crociate: la morte una vita doveva prendere e una ha preso, anche se non era quella originariamente designata). Ovviamente non va bene e occorre correggere, ma l’errore ormai si è propagato e anche al marmista che doveva incidere la lapide è stata comunicata la data sbagliata. Solo che il marmista è più furbo che all’anagrafe e si è chiesto come mai si fossero tenuti il morto in casa per un mese, svelando l’errore. Almeno la lapide è giusta. Adesso si deve correggere l’anagrafe. Temo che sarà peggio che se fosse incisa nel marmo.

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