La giustizia non è di questo mondo

Sono, come tutti, rimasto molto colpito dalla notizia del marito che ha ucciso il responsabile dell’incidente stradale in cui aveva perso la vita la moglie. Come giurista mi faccio qualche domanda in più: che i cittadini si facciano giustizia da soli, al netto di ogni altro aspetto della vicenda, è una delle cose che lo Stato, gelosissimo del suo monopolio dell’uso della forza, tollera di meno. Cosa dunque può portare a questi eccessi? Racconto una storia, ma potrebbero essere mille: un mio cliente tempo fa si prende un ceffone sulla faccia per una questione di precedenza all’incrocio. Non un fatto per cui debba sedere un tribunale perpetuo, ma comunque bruttino e meritevole di risposta. Il mio assistito fa querela, e circa un anno dopo siamo davanti al Giudice di Pace. Ma quel giorno c’è astensione degli avvocati e il Gdp rinvia l’udienza. Di quattordici mesi. Passa il tempo e finalmente arriva la data fatidica. Quel giorno il Gdp ritiene di dover fare solo il tentativo di conciliazione, che miseramente fallisce, e rinvia. Di nove mesi. Il Gdp precisa che alla prossima udienza si sentiranno solo i testi del pm e non quelli della difesa e comunque non si concluderà. Insomma mettere in conto un altro anno dalla prossima udienza. Il querelato esce ridacchiando felice. Il danneggiato è esasperato. Ecco, se è questa la risposta che lo Stato riesce a dare alle vittime (ma anche agli imputati che magari sono innocenti) come avere fiducia in essa? E come evitare che serpeggi sempre più forte la tentazione di farsi giustizia da soli? Purtroppo non è una questione giuridica, ma una questione politica. Per questo prevedo tempi difficili.

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