Ci vuole tanta pazienza

Tizio, mio cliente pluripregiudicato, viene arrestato di nuovo e, in vista della udienza in cui verrà deciso se deve restare dentro o meno, si fa avanti una parente disponibile a prenderselo a casa agli arresti domiciliari, che, abbastanza concretamente, rappresentano la sola sua esilissima speranza di uscire di galera. Consegno alla signora una bozza della necessaria dichiarazione di disponibilità, dicendole di ricopiarla, firmarla, allegare certi documenti e farmela riavere in vista della udienza. Oggi la dichiarazione arriva, e scopro che il testo è diverso dalla bozza che avevo predisposto. Tutta farina del sacco della dichiarante, come si evince dall’italiano stentato, e tutto finalizzato a trasformare la concessione degli arresti domiciliari da qualcosa di ipotetico (…nel caso in cui venisse posto agli arresti domiciliari) in qualcosa di assodato (…lo accolgo in casa mia agli arresti domiciliari) essenzialmente a scopo apotropaico. Il guaio però non è che la assunzione di un impegno male espressa induce a sospettare che non sia chiaro nemmeno il contenuto di questo impegno. Il guaio è che una casalinga semianalfabeta pensi di saperla più lunga di un professionista con venticinque anni di mestiere sul gobbo.

Comments 1

  • ci vuole tanta pazienza… ma non basta ! non basta mai ! lo so sono un’esperto di volatilità della pazienza!
    ciao porta pazienza …

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